Articoli

5 cose che i prospect si aspettano dai tuoi contenuti webinar

Perché i prospect non guardano né condividono più i tuoi contenuti?

Se anche tu pianifichi, produci e promuovi i tuoi contenuti webinar con attenzione, ma i risultati non ti soddisfano, tranquillo perché sicuramente non sei l’unico!

La soluzione è conoscere veramente il tuo pubblico e dare loro esattamente quello che stanno cercando. Più facile a dirsi che a farsi, vero?

contenuti webinar

Per aiutarti ad entrare nella mente del tuo pubblico, GoToWebinar ha svolto una ricerca: ha intervistato oltre 3.000 professionisti per scoprire le loro abitudini, preferenze e motivazioni per scoprire il perché consumavano alcuni contenuti webinar rispetto ad altri.

Ecco cosa vogliono realmente le persone:

1. Ricevere contenuti webinar ingaggianti

I contenuti coinvolgenti non solo per il tema, ma anche per la forma che dai ai tuoi contenuti: i professionisti hanno affermato che video, webinar e contenuti interattivi sono i contenuti più coinvolgenti.

Ad oggi i webinar, dopo newsletters e video, sono al terzo posto per tipo di contenuti maggiormente usufruiti dalle persone: video e webinar hanno ottenuto un punteggio elevato in termini di popolarità e coinvolgimento.

I webinar e i video potrebbero essere più difficili da creare rispetto a un post di un blog, ad esempio, ma dato l’aumento del coinvolgimento del pubblico, ne vale la pena.

2. Ottenere riprova sociale tramite i contenuti webinar

Questa è un’informazione importante da tener presente, quando crei contenuti per il funnel, il quale ha lo scopo di influenzare direttamente il comportamento dell’acquirente.

Mentre i contenuti realizzati direttamente dall’azienda svolgono un ruolo informativo nel percorso d’acquisto, i prospect sono per lo più influenzati dai report di analisi e dai case study: i primi sono una fonte attendibile di informazioni, mentre i secondi trasmettono la convalida che stanno cercando.

Quindi nel momento in cui realizzi altri contenuti per le successive fasi del funnel, devi offrire al tuo pubblico il mix di contenuti personalizzati e contenuti diffusi da terze parti, come riprova sociale.

contenuti webinar

3. Acquisire contenuti webinar utili per il proprio lavoro

Cosa spinge il tuo pubblico a interagire con i contenuti? Il 95% dei professionisti ha dichiarato di voler apprendere nuove conoscenze e abilità: ciò significa che in genere i professionisti non cercano news per rimanere aggiornati o conoscere i trends del settore.

Principalmente vogliono imparare qualcosa che possono usare nel loro lavoro. Eccezione per i dirigenti che preferivano sapere tendenze e notizie del settore rispetto alle altre categorie.

Funzionano molto le check-list, le “ricette” per ottenere nuovi contatti (ad esempio), le “10 cose per…“: in generale consigli e trucchetti pratici per arrivare all’obiettivo nel minor tempo possibile.

4. Decidere in autonomia quando usufruire dei tuoi contenuti webinar

Chi più chi meno, viviamo tutti una vita frenetica, ecco perché la maggior parte delle persone preferisce la richiesta on-demand rispetto ai contenuti live: i prospect vogliono poter usufruire dei contenuti scaricabili quando è più conveniente per loro.

I webinar live o i live streaming sono ancora un ottimo modo per coinvolgere il pubblico, assicurati comunque di registrare i tuoi webinar ed eventi, in modo da poter creare versioni on-demand per coloro che desiderano visualizzare il contenuto nel loro tempo libero.

Applica questo principio ai vari tipi di contenuti e rendi disponibili i tuoi contenuti in modo tale che sia il tuo pubblico a scegliere quando utilizzarli.

5. I contenuti webinar devono essere “ricercabili”

Le persone spesso scoprono nuovi contenuti tramite i loro colleghi o tramite e-mail, ma la maggior parte delle volte la gente cerca attivamente i contenuti di cui ha bisogno.

Se vuoi che i tuoi contenuti vengano trovati e visualizzati dai potenziali acquirenti, rendili facilmente reperibili, e ciò significa investire in SEO e ricerca a pagamento.

Spesso i marketer nascondono i loro migliori contenuti in file PDF, spesso complicati da reperire in internet: questo è un peccato, perchè il tuo prodotto o servizio può essere la novità più importante sul mercato, ma se non è facile da trovare allora non verrà diffusa nè conosciuta.

Assicurati che i tuoi preziosi contenuti si possano trovare facilmente dai motori di ricerca o prova a promuovere i tuoi contenuti con la ricerca a pagamento utilizzando le parole chiave più ricercate dal tuo pubblico.

Se sei interessato a saperne di più sulle scoperte di GoToWebinar nel coinvolgimento dei contenuti B2B, leggi il rapporto completo!

Per creare contenuti coinvolgenti, persuasivi ed efficaci scarica il Webinar ToolKit e rimani sempre aggiornato, consultando la pagina dei nostri webinar gratuiti: affrontiamo sempre temi che toccano differenti ambiti per soddisfare ogni esigenza.

Non perdere l’occasione di partecipare anche ai nostri eventi in aula! Per richiedere maggiori informazioni, clicca sul pulsante “voglio contattarvi” che trovi qui sotto.

 

 

*L'ispirazione per questo articolo è stata trovata dal blog di GoToWebinar

Progettare Webinar: l’importanza del test prima del tuo evento online

Perché perdere tempo negli spostamenti, impiegare notevoli risorse economiche e rischiare di rimanere bloccati nel traffico per presentare i tuoi progetti?

Con i webinar puoi presentare i tuoi contenuti ad una potenziale platea sparsa in tutto il mondo, collegandoti da casa, dal mare o dove vuoi tu.

Eppure, fare webinar non è improvvisare: ogni contenuto va pianificato, curato nei dettagli, gestito nel miglior modo possibile.

In WebinarPro prestiamo molta attenzione ad ogni fase dell’organizzazione: dall’analisi degli obiettivi, dalla ricerca delle strategie migliori per la sua realizzazione, alla fase di post-produzione e verifica dei risultati ottenuti.

Oggi entriamo nel dettaglio di una delle fasi della gestione di un evento, quella che precede il momento di andare online: la sessione di test prima del tuo evento online.

progettare webinar

Perché il test è così importante?

Non dirmi che non ti è mai capitato di collegarti ad un webinar e nel bel mezzo della presentazione vedere il relatore scomparire oppure sentire la sua voce metallica.

Se invece hai già presentato, avrai sicuramente vissuto il terrore che si blocchi tutto e di non sapere che fare, quale pulsante premere.

Ecco, la fase di test serve proprio ad evitare che situazioni di questo tipo possano verificarsi: non solo perché “prevenire è meglio che curare”, ma soprattutto perché per distinguersi dai propri competitors, occorre non commettere errori.

Immagina di vendere uno dei tuoi prodotti migliori, quel corso fighissimo che in molti ti hanno chiesto di poter seguire: gli iscritti sono moltissimi e le aspettative sono davvero alte.

L’evento però non ha il successo che pensavi di ottenere: finisce in frasi che non si comprendono, video che si vede a scatti, slide che rimangono bloccate.

Puoi evitare tutto questo allenandoti ed arrivare preparato al grande giorno!

Ecco perché in WebinarPro pensiamo che questa fase sia molto importante: permette al cliente di prendere confidenza con un ambiente il più delle volte sconosciuto e di testare la connessione e gli hardware che saranno utilizzati in modo da avere il tempo di poter apportare le eventuali modifiche del caso.

Noi pianifichiamo la sessione di test con il cliente almeno dieci giorni prima della diretta: di solito ha una durata di mezz’ora e serve a presentare al cliente la piattaforma, capire come poterla utilizzare per raggiungere gli obiettivi, controllare che la connessione e i dispositivi utilizzati siano idonei alla diretta. Questa operazione verrà ripetuta nuovamente mezzora prima dell’inizio del webinar.

Protagonisti indiscussi di questa sessione sono i nostri webinar manager: di questa figura ne avevo già parlato in questo articolo.

Oggi, però, entriamo nel dettaglio di una fase del loro lavoro.

Elementi essenziali: prima di tutto la connessione

Il primo punto da cui partire è la verifica della stabilità della connessione di cui si dispone.

Di solito consigliamo di collegarsi attraverso un cavo Ethernet, capace di garantire una maggiore stabilità, ma in alcuni casi è possibile utilizzare anche una connessione wifi.

È sempre meglio fare uno speedtest per verificare le condizioni della propria connessione: questo permette di avere un’idea della sua affidabilità ed evitare spiacevoli sorprese durante la diretta.

Dal nostro punto di vista, riteniamo soddisfacente una connessione che abbia almeno 1 MB in upload.

Sconsigliamo di improvvisare e collegarsi per la prima volta da una rete che non si conosce: per quanto pensiamo possa essere affidabile, non possiamo prevedere quello che potrebbe succedere una volta andati online!

progettare webinar

Pc, webcam, microfoni: quando gli strumenti giusti fanno la differenza

Una volta verificata la condizione della connessione, il secondo step consiste nel concentrarsi sugli hardware che verranno utilizzati: il computer, la webcam e i microfoni.

  • Innanzitutto il computer: tutti i moderni sistemi operativi permettono di connettersi ad un webinar. Tranne che tu non abbia ancora Windows Vista, puoi tranquillamente trasmettere il tuo evento online!

Bisogna accertarsi che non ci siano applicazioni in funzione, per evitare che notifiche possano disturbare la presentazione.

Skype si rivela un pessimo alleato: non vorrai mica ti arrivi un messaggio imbarazzante che una platea di partecipanti finirebbe per leggere!

  • Il microfono è uno strumento fondamentale: una voce che arrivi chiara e limpida sarà capace di mantenere alta l’attenzione del pubblico.

Nella fase di test è molto importante prestare attenzione a questo strumento ed eventualmente consigliare al cliente una soluzione che possa migliorare la qualità della sua prestazione.

Per ottenere e mantenere l’attenzione dei partecipanti al tuo evento online, non occorre solamente un buon microfono, ma curare la tua presentazione nei minimi dettagli.

Se ti stai chiedendo come poter fare a presentare al meglio il tuo evento, qui trovi sicuramente la soluzione che fa per te!

  • La stessa attenzione bisogna riservare alla webcam: occorre sia valutare che il dispositivo trasmetta in maniera ottimale l’immagine di chi sta parlando, sia che l’illuminazione e il setting siano ben disposti.

Un ambiente buio o scarsamente illuminato difficilmente può garantire una piacevole visualizzazione dell’evento da parte dell’utente, così come bisogna prestare attenzione a ciò che c’è alle spalle a chi sta parlando (come ad esempio prese della luce, porte, librerie in disordine).

Pensavi di fare un webinar ma stai cominciando a dubitare di avere gli strumenti giusti? Qui puoi trovare una serie di prodotti che consigliamo di solito ai nostri clienti!

Chi fa che cosa?

Una volta controllato che tutto funzioni perfettamente, occorre definire bene chi farà cosa durante l’evento.

Saranno condivise delle slide? Chi sarà il relatore? Chi il moderatore?  Verranno condivisi dei video?

La prima fase è quella di ascolto delle esigenze del cliente per capire come poter rispondere alle sue richieste in modo ottimale.

Per rendere l’esperienza più proficua, il test viene svolto direttamente all’interno della piattaforma che sarà utilizzata durante l’evento: questo permette al cliente di ambientarsi, fare eventuali domande, chiarire dubbi e soprattutto fare una prova di trasmissione che è fondamentale per la riuscita del webinar.

Nell’esperienza in WebinarPro ci siamo resi conto che un test ben organizzato riduce i rischi di intoppi durante la diretta: ti sei preparato quindi sarai padrone della situazione, in grado di gestire meglio la tua ansia.

E tu, cosa ne pensi? Scrivici e raccontaci la tua esperienza!

Smart Working: qualche consiglio su come rendere la tua azienda smart

Il mondo del lavoro sta cambiando!

È finito il tempo di star seduto dietro la scrivania tra le stesse quattro pareti di sempre, fissando l’orologio per otto ore mentre aspetti il momento in cui timbrare il cartellino.

È arrivata l’era degli open space aziendali, senza limiti fisici di nessun tipo e con la possibilità di scegliere da dove lavorare.

Pensi si tratti di un film del futuro? Assolutamente no: si chiama Smart Working e molte grandi aziende ne stanno già sperimentando i benefici. Non ci credi? Qui puoi leggere, ad esempio, del progetto Hive di Intesa San Paolo e in rete puoi trovare molti altri articoli che parlano di come le aziende stanno entrando nel mondo del lavoro smart.

smart working per le aziende

Cos’è lo Smart Working?

Lo Smart Working è un nuovo approccio al lavoro. Non solo all’interno di un’organizzazione, ma in qualsiasi business. Ne abbiamo parlato in questo articolo e anche in questo, ma ora scendiamo nel dettaglio dello Smart Working per le aziende.

Riorganizzare la cultura del lavoro all’interno di un’azienda è un processo che richiede tempo e costanza.

Qualsiasi sia il tuo ruolo all’interno dell’azienda, sai benissimo che le attività sono organizzate secondo schemi ben definiti. Ci sono ruoli e gerarchie, regole da rispettare e obiettivi aziendali da raggiungere: troppo spesso capita che l’individuo venga assorbito totalmente dal proprio lavoro. A te è mai successo?

Quasi sicuramente la risposta è sì: raramente si tiene conto della singola persona, delle sue peculiarità e delle sue necessità. Il lavoro diventa un dovere, con un’unica conseguenza: minore produttività aziendale.

Adesso ti dirò come ribaltare questa situazione!

Immagina che al centro del tua lavoro ci sia solo tu: la tua persona, i tuoi interessi, le tue passioni e le tue esigenze. E immagine che il resto venga di conseguenza.

Così tutto cambia: discuti col tuo team e fissi insieme ai tuoi collaboratori gli obiettivi da raggiungere. Il cambiamento sta proprio qui: è nelle mani di ogni singola persona scegliere le modalità e le tempistiche di svolgimento delle attività.

Gli obiettivi aziendali si incontrano con quelli personali e professionali di ogni lavoratore, che da ora in poi chiameremo worker (per entrare nell’ottica dello Smart Working per le aziende). Le conseguenze? Sono senz’altro migliori!

  • Il worker si sente parte di un progetto più ampio, in cui la sua presenza è importante e riconosciuta da tutta l’organizzazione
  • Il senso di benessere e di adeguatezza che nasce da questa nuova condizione porta ogni individuo a dare il massimo. Infatti lo Smart Working per le aziende permette di sfruttare al meglio la competenza di ogni worker

Il risultato? Migliori prestazioni e migliore efficienza. In sole tre parole: maggiore produttività aziendale.

 

Le 3 B nello Smart Working per le aziende: Behaviours, Bytes, Bricks

Lo so, sembra proprio un’impresa titanica. Del resto, quale grande cambiamento non lo è?

Il segreto sta nel cambiare il mindset dell’organizzazione.

Ma partiamo per gradi e vediamo quali sono i tre asset principali dello Smart Working per le aziende. Solo modificando ciascuno di questi è possibile innovare e creare le organizzazioni del futuro.

Si tratta delle 3 B individuate da Hartong, Solimene e Tufani nel libro The Smart Working Book.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

 

Behaviours: i comportamenti

Fino ad oggi siamo stati abituati ai classici orari di ufficio. Timbrare il cartellino alle 8, uscire alle 17, un’ora di pausa. Il tutto sotto la supervisione del manager che deve controllare che il tempo venga impiegato nel miglior modo possibile.

Con lo Smart Working la prospettiva cambia completamente.

L’attenzione si sposta sugli obiettivi, mentre le modalità con cui raggiungerli viene lasciata alla scelta del singolo.

Il worker può allora decidere se lavorare da remoto – collegandosi da casa, da un cowork, dal parco o da dove vuole – o se andare in ufficio.

Ricorda: non è importante il come. L’importante è che il risultato finale sia raggiunto nel tempo stabilito. Questa è la leva fondamentale, le altre due si muovono di conseguenza.

 

Bytes, la tecnologia

Possiamo dire addio all’era della carta, delle riunioni interminabili, delle file in auto per arrivare in orario ad un meeting con il cliente.

Oggi un’azienda può (deve!) avvalersi della tecnologia. I nuovi strumenti e le nuove tecnologie consentono ad ogni worker di collaborare anche da remoto. Gli strumenti collaborativi da poter usare sono molti e alcuni anche gratuiti. L’importante è che il lavoratore abbia sempre l’attrezzatura giusta per lavorare da remoto. Non stiamo parlando di chissacchè: basta un computer portatile che abbia al suo interno tutti i tool necessari. Così è possibile condividere documenti in tempo reale, lavorare su un progetto o fare riunioni online, senza alcuno spostamento.

Nell’ottica dello Smart Working per le aziende è il datore di lavoro che deve garantire ai dipendenti o ai collaboratori gli strumenti per lavorare da remoto.

 

Bricks, ovvero gli spazi fisici

Nello Smart Working il posto preciso in cui lavori passa in secondo piano. L’attenzione si sposta nell’ambiente attorno a te, che deve essere confortevole.

Ricordi? Lo scopo è il raggiungimento degli obiettivi. Per cui diventa irrilevante che il worker lavori al parco, in un coworking o da casa. La scelta deve essere effettuata in base alle proprie esigenze e priorità.

L’idea di ufficio scompare? Quella tradizionale, sì.

Adesso si preferiscono gli open space senza postazioni di lavoro fisse. L’ufficio si trasforma in luogo di scambio dove poter incontrare i propri colleghi quando opportuno o necessario.

 

Change Management: la grande sfida verso lo Smart Working per le aziende

Riuscire ad integrare questi tre asset (Behaviours, Bytes, Bricks) non è un’operazione semplice. Non si tratta soltanto di un cambiamento degli spazi o degli strumenti. Quello che innanzitutto deve cambiare è la mentalità.

Ecco perché il processo di transizione aziendale verso lo Smart Working deve essere strutturato e ben definito. Cosa comporta questo passaggio? Si tratta di cambiamenti del linguaggio, dei comportamenti, dei toni, del modo in cui si gestisce la comunicazione e il raggiungimento degli obiettivi.

Nulla deve essere lasciato al caso. Soprattutto la scelta del manager, che diventa la figura fondamentale in questo processo di cambiamento.

 

Il manager moderno: la figura fondamentale dello Smart Working aziendale

Se sei un manager magari ti starai chiedendo se sei in grado di gestire un cambiamento del genere nella tua azienda.

Ti avviso: questo processo richiede uno sforzo considerevole. Soprattutto se sei un manager che ha impostato sin dall’inizio un approccio basato sulla gerarchia dell’organizzazione.

Passare ad uno stile di management smart working significa focalizzarsi sulla fiducia e sul coaching invece che sul controllo e sui processi.

Certo, ci sono aspetti del manager immutabili, come la focalizzazione degli obiettivi, il pensiero strategico, la capacità di guidare, di ispirare. Quello che però dovrai considerare è un approccio completamente diverso alla leadership.

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ci sono quattro caratteristiche fondamentali che devi integrare nel tuo modello di leadership:

  • Sense of community, un modo di relazionarsi più aperto e collaborativo della cultura funzionale e gerarchica tradizionale;
  • Empowerment, un percorso basato su una progressiva delega e responsabilizzazione tra manager e worker;
  • Flexibility, ossia la capacità di rendere dinamiche le modalità di lavoro in funzione delle esigenze del worker e dell’azienda;
  • Virtuality, che si basa sul poter scegliere dove e quando lavorare (grazie alle tecnologie).

 

Smart Working per aziende: da dove iniziare?

Forse stai pensando che davvero lo Smart Working possa rivoluzionare la tua azienda, darle nuovo slancio e renderla più produttiva.

Ti stai però chiedendo da dove cominciare?

Bene, gli autori di The Smart Working Book ci indicano 4 passaggi fondamentali per introdurre lo Smart Working in contesti aziendali.

1.Avvia una conversazione iniziale con il tuo team. Attenzione: non esiste un modello unico di Smart Working. Ogni azienda deve trovare la soluzione migliore per il proprio contesto aziendale. Come riuscirci? È fondamentale partire discutendo insieme sul significato della fiducia e dell’autonomia nel lavoro, cercando di comprendere quali sono le attuali difficoltà in azienda. Dialogo e ascolto sono componenti fondamentali: solo dal confronto diretto potrà nascere  la soluzione migliore per la tua realtà aziendale.

2.Descrivi la situazione attuale cercando di capire cosa è compatibile con un approccio smart. Indica quali sono gli obiettivi. Più saranno chiari, maggiore sarà la condivisione e migliori saranno i risultati.

3.Lavora in modo graduale, fissando dei micro-obiettivi. Nessun cambiamento avviene all’improvviso. Occorre preparare il terreno. Puoi cominciare con un progetto pilota o un’attività specifica e circoscritta per vedere come va. La parola d’ordine è solo una: sperimenta. Pianifica via via altri progetti fino a quando tutti i tuoi collaboratori non sposino completamente l’approccio dello Smart Working aziendale. All’inizio sarà difficile, poi diventerà naturale.

4.Impara a dialogare sullo Smart Working: è fondamentale continuare a scambiare esperienze e idee regolarmente e con costanza. Bisogna imparare a dare e ricevere feedback. L’obiettivo è trovare un nuovo equilibrio che può essere raggiunto solo attraverso uno sforzo comune. Un dialogo continuo e aperto porta a condividere le informazioni e i risultati in maniera trasparente.

 

E ora…ti senti pronto per il grande passo? Non vedo l’ora di conoscere la tua esperienza!

Sei interessato allo Smart Working ma non sai come organizzare il tuo lavoro? Clicca sul pulsante e guarda la registrazione del nostro webinar Smart Working Facile dal nostro Canale Youtube!