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Videocall in smartworking? Alcuni consigli per videocall professionali

Si fa presto a dire videocall, un po’ meno a realizzare videocall professionali. Non è solo una questione di luci, microfono e inquadrature corrette, ma il discorso è più ampio per andare online.

Dillo pure: a inizio quarantena lavorare in smartworking e organizzarsi non è stato per niente semplice: la moglie che ha un’altra call, i bambini che seguono le lezioni online, il gatto curiosone che zampetta sulla tastiera o il marito che proprio in quel momento decide di camminare dietro alla webcam, durante la tua call…in mutande.

Ormai hai perso il conto. Quante sono le videocall fatte nell’ultimo anno? Tante. Quante di queste sono state quelle professionali?  Ecco…non importa se è la prima volta o ne hai già realizzate, c’è sempre modo di migliorarsi. Gli elementi da tenere in considerazione sono tanti per ottenere videocall professionali.

Ti consiglio la visione di questo breve video di Luca Mazzucchelli con il decalogo per la riunione perfetta a distanza.

Di seguito trovi consigli pratici e trucchi per rendere perfetta la tua call.

 

 

Nomina organizzatore e moderatore. Sicuramente è la prima cosa che devi fare. Se sei tu ad organizzare la riunione online, non è detto che debba anche mediare l’incontro. Se così non fosse, definisci una persona che apra e chiuda la videocall, moderi gli interventi, dia la parola e tenga conto dei tempi. Inoltre la persona designata  potrebbe anche avviare e salvare la registrazione della riunione e infine inviare un breve resoconto.

Definisci obiettivi e agenda di discussione. Per ottimizzare il tempo e affrontare tutti i temi che devono essere toccati in riunione, è bene preparare prima una scaletta e, se possibile, comunicare l’ordine degli interventi. Il tutto dev’essere preventivamente comunicato via email: ora e giorno della riunione, temi da affrontare, ruolo di organizzatore/moderatore e il link della riunione.

Prepararsi in anticipo per la videoconferenza. Accedi in anticipo alla piattaforma meeting e verifica che connessione, luci, microfono e webcam sia in ordine e, in caso di problemi, avrai il tempo di risolverli. Un esempio? Controllare che la batteria del tuo dispositivo sia carica.

Arriva puntuale all’incontro e disattiva il microfono. Per condurre la videoconferenza nel modo più fluido possibile, quando non si deve intervenire, è meglio disattivare il microfono, in modo da ridurre al minimo le interferenze e le distrazioni.

Interventi brevi, comunicazioni compatte, tono gentile. Se fai interventi durante la riunione e magari non tutti ti conoscono e sanno cosa fai, presentati. Quando dici il tuo nome e di cosa ti occupi, scandisci bene le parole e ricordati che ci potrebbe essere un ritardo di qualche secondo nella trasmissione. Comunica in modo chiaro ciò che vuoi dire magari aiutandoti con degli appunti, con toni pacati e gesticola poco (anche se noi italiani facciamo mooolta fatica!). Stai nei tempi prestabiliti, così darai modo a tutti quanti di poter fare il loro intervento. Alla fine ricordati di chiudere il microfono quando hai finito.

Invita le persone giuste.  Spesso si tende a invitare durante le riunioni online, il numero di persone più alto di quello che dovrebbe essere. Problema di spazio non c’è, complicazioni con i trasferimenti nemmeno. Però è essenziale coinvolgere solo i partecipanti che realmente devono essere presenti, come se fosse un incontro di persona.

Pensi davvero di aver fatto videocall professionali fino ad oggi? Ecco, allora ti mostro un video super simpatico dei “The Jackal” per mostrarti i 15 errori da non commettere mai durante  i meeting online:

 

Ma what about il presentarsi in webcam? Ammettilo, ci sono stati dei momenti in cui ti sei lasciato andare. Senza dubbio in questa situazione di isolamento, viene spontaneo indossare felpe e tute di ogni genere e materiale. Comodissime per stare chiusi in casa. Però sarebbe il caso di scegliere il giusto outfit, specie se ci aspettano una o più videocall, aiuta infatti a controllare la disciplina e a disporre di più chiarezza mentale durante le videochiamate. Mi rivolgo alle ladies (ma non solo!): è giusto usare la stessa accortezza anche per trucco e parrucco, come se stessi partecipando a una riunione dal vivo. In breve:

  1. Il viso deve risultare morbido e armonioso poiché la risoluzione dello schermo di chi osserva non sarà sempre perfetta. Per questo motivo, ti consiglio di non appesantire il make-up con occhi troppo truccati e colori eccessivi
  2. Applica un rossetto o un gloss, naturale o più vivace, evitando tonalità troppo scure
  3. Non esagerare con blush e terra: appesantiscono i tratti ed evidenziano le imperfezioni della pelle
  4. Trova il giusto punto luce per non creare ombre sul viso che possono appesantire i lineamenti
  5. L’inquadratura dal basso o troppo ravvicinata deforma leggermente il viso mettendo in evidenza collo, mento e bocca

Pochi ma preziosi accorgimenti, ti renderanno più gradevole anche in una riunione, online, da casa.

Central Comedy Italia ti fornisce qualche scusa per marinare questi incontri online, a volte noiosi, altri estremamente divertenti…

Se invece vuoi organizzare videocall professionali,  presentazioni di formazione o di marketing in totale serenità, non devi fare altro che compilare il form qui sotto!

 

 

 

 

Smartworking ed evoluzione della specie: da Fantozzi al manager in giacca e mutande

Se dovessimo creare un “Dizionario 2020” contenente i vocaboli che più ci hanno accompagnato durante i 366 giorni di quest’anno bisestile, non potremmo esimerci dall’includere il termine Smart Working.

Era più o meno fine febbraio 2020, quando il Covid-19 ci ha “costretti” ad utilizzare tutti, indistintamente, quasi da un giorno all’altro, questa modalità di lavoro, anche se molte aziende – e molti di noi – non erano affatto pronti.

Un “tuffo dove l’acqua è più blu”, ma senza salvagente.

È per questo che oggi voglio invitarti a fare un passo indietro ed osservarlo più da vicino, questo mostro a tre teste con il quale abbiamo convissuto e con il quale potremo convivere, forse, per molto tempo.

Un “lavoro intelligente” che l’Osservatorio del Politecnico di Milano definisce come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

È questo, appunto, lo “Smart Working”, o quello che dovrebbe essere.

Smart Working, Lavoro Agile, Telelavoro. Ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Smart working o telelavoro?

Lo Smart Working (o anche Lavoro Agile) è una modalità di lavoro che non prevede né una sede fissa né orari stabiliti. Si lavora sul raggiungimento degli obiettivi in modalità flessibile e autonoma.
il Telelavoro, invece, lascia solo la scelta della sede al lavoratore – spesso il suo stesso domicilio – mantenendo invariati orari, logiche di assegnazione dei compiti e obiettivi.

Lo Smart Working non cambia solo la geolocalizzazione del dipendente ma cambia l’intero rapporto fra dipendente e azienda. È così che il “Lavoro Agile” cambia i valori spostando il focus su autonomia, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia, che diventano i principi chiave di questo approccio.

Insomma, una vera e propria rivoluzione.

Evoluzione della specie: come ci siamo arrivati?

Era il 1975 quando il ragionier Ugo Fantozzi, per la prima volta, si affacciava ad un’”Italia che lavora” facendosi portavoce di una narrazione tragicomica della vita e del lavoro.

Era il ceto medio italiano, degli anni ’70, che si raccontava attraverso il rumore di un timbro al cartellino alla mattina, dietro una scrivania, soggiogato da un Megadirettoregenerale,  nel mantra del “come è umano lei” a cui non venivano richiesti né valori – assenti – né competenze – mai valutate.

Lui, semplicemente, comandava.

E Fantozzi, semplicemente, incarnava, colui che non esiste, né come professionista né come uomo, il suddito che si lascia trascinare all’interno di un ecosistema – ufficio, corridoio, mensa – che non gli appartiene e a cui lui non è degno di appartenere.

Andiamo avanti negli anni, e nel 2016 Checco Zalone, in “Quo vado?” porta sotto i riflettori il dramma dei figli degli anni ’80. Tutti figli di genitori fantozziani alla ricerca del posto fisso come fine ultimo della propria esistenza. E andando anche molto oltre.

Quel’”uno su mille ce la fa”, stabilizzato, viene messo in discussione per tagli al personale e, così, viene posto davanti ad una scelta esistenziale: rinunciare al posto fisso o accettare una vita nomade in giro per l’Italia, incastrato in un estenuante ricollocamento senza fine?

È il lavoro non agito ma subito.

È il lavoro legato ad una sede fissa, sotto l’occhio Orwelliano di chi detiene il potere.

La qualità della vita non è contemplata. Semplicemente, non interessa a nessuno.

Oggi: il potere delle persone

Patty McCord è stata per 14 anni chief talent officier di Netflix. Ha gestito talenti a tutti i livelli e fa tesoro di questa sua esperienza raccontandocela nel libro “Il potere delle persone”.

L’assioma di base, che traina il libro, è che trasmettere ai propri dipendenti dei valori di base e poi renderli liberi di metterli in pratica in maniera autonoma crea team energici e proattivi.

Ma come fare per stimolare il potere delle persone?

Patty stila “8 regole d’oro”, e voglio portare il focus su alcune fra queste:

  • Trattare i dipendenti da adulti, circondandosi di persone che non abbiano il timore di affrontare delle sfide, anche se comportano dei rischi.
  • Aggiornarli costantemente, rendendoli partecipi e consapevoli dei successi raggiunti e della strada ancora da percorrere insieme, perché come funziona il business è la forma più preziosa di apprendimento.
  • Usare la massima trasparenza, credendo nel valore inestimabile del potenziale del singolo, come elevazione alla potenza di quello aziendale.

Un rinnovamento culturale, quindi, un nuovo concetto di leadership e di misurazione non solo dei risultati ma anche del valore del singolo, che spezza le catene del legame imprescindibile con la scrivania, con l’ufficio, liberandosi dal poliziotto cattivo per accogliere il poliziotto buono.

Stripe: 20 mila dollari per lasciare le grandi città

È notizia di questi giorni. Stripe, piattaforma di pagamenti ed e-commerce con più di 2.800 dipendenti, ha annunciato l’assunzione di più di 100 ingegneri da remoto, spiegando come i lavoratori da remoto hanno aiutato la compagnia ad essere più vicina ai clienti e a confezionare prodotti su misura.

Ha, inoltre, deciso di offrire un bonus del valore di 20.000 dollari a quei dipendenti che accettano di lasciare San Francisco, New York o Seattle per trasferirsi in città meno costose nell’ambito di politiche aziendali che si muoveranno sempre più verso la promozione del lavoro da remoto.

Deliveroo e la scelta flessibile

Quando a marzo 2020, in piena esplosione della pandemia, i lavoratori hanno dovuto lasciare la sede di Milano di Deliveroo (famosa compagnia che si occupa della consegna di cibo a domicilio) per proseguire il lavoro in smartworking, si guardava a questo cambiamento con qualche perplessità e un pizzico di nostalgia per quegli spazi condivisi aziendali.

Testando la modalità di lavoro agile l’azienda fa una scelta coraggiosa e comunica ai propri dipendenti la decisione a tempo indeterminato di potere lavorare in totale smartworking lasciando la liberà di lavorare da casa, dal mare o dalla montagna, in totale autonomia.

Un cambio di prospettiva importante che affida al manager nuove sfide e criteri di gestione del personale, ma, al tempo stesso, rafforza la relazione di interdipendenza e fiducia.

Sono molte le tech company, oggi, che stanno promuovendo incentivi economici rivolti a chi deciderà di lavorare in smartworking, comprese le aziende dei social media Facebook e Twitter e quelle di software VMware e ServiceNow, a fronte di un contenimento sui costi e sull’impatto ambientale che ci sta convincendo, piano piano, che questa possa essere una strada veramente percorribile.

Certo che, da Fantozzi ad oggi, ne abbiamo fatto di strada.

Il risvolto della medaglia

 Come per ogni cosa, però, c’è anche un risvolto della medaglia. Come si dice “Non è tutto oro quello che luccica”.

Lavorare da casa, infatti, richiede una logistica adeguata e adeguate strumentazioni a supporto del nostro lavoro (computer, webcam e microfono per le call aziendali o con i clienti, una buona connessione internet), un buon livello di expertise nella conoscenza delle piattaforme più adeguate per soddisfare esigenze quotidiane e, last but not least, una più che adeguata riorganizzazione familiare.

Conciliare le ore di lavoro con la famiglia, mettere a calendario riunioni e al tempo stesso seguire i compiti dei figli, armonizzare la propria agenda con quella del partner in questi mesi di attività forzata da casa, hanno messo a dura prova anche le più rodate doti di organizzazione e di resilienza.

Ed è così che – come credo sia accaduto almeno una volta a ciascuno di noi – abbiamo scoperto e conosciuto dietro il manager la persona. In una forma di branding aziendale non calcolato che ha portato alla luce un valore completamente nuovo, e imprevisto, che ha guidato anche le nostre preferenze di business: il valore dell’essere umano.

Il manager in giacca sopra, e mutande sotto, con il quale non si può fare a meno di empatizzare, di entrare subito in confidenza, e al quale si perdonano anche deliziose e indimenticabili distrazioni e gaffe.

In fondo, a chi non è mai capitato di vestirsi a metà per una call last minute o di gesticolare sotto la scrivania minacciando i propri familiari per farli “scomparire” dal raggio visivo della nostra webcam?

In nome di una qualità della vita a misura di famiglia, che non lascia a casa le competenze del professionista.

Che sia l’inizio di una nuova era?

Piattaforma webinar e Privacy: scegli in modo responsabile

In questo grande marasma vissuto durante l’ultimo mese, in cui qualsiasi ente, istituzione o azienda ci ha cercato per avere informazioni di varia natura, uno dei temi più richiesti è il tema della privacy e del trattamento dati nelle piattaforme webinar. Abbiamo chiesto il parere all’esperto e nostro legale di WebinarPro, Manfredi Domina, di scriverci questo articolo guida per capire quali elementi tenere in considerazione per scegliere in modo responsabile la piattaforma webinar.

L’emergenza legata al Covid-19 ha cambiato la nostra quotidianità, ha spinto le istituzioni scolastiche ed universitarie a dover investire su un sistema di formazione a distanza sincrona ed asincrona, su cui, probabilmente si sarebbe già dovuti essere pronti. Tutto questa situazione di emergenza, ha spinto le aziende ed i professionisti a cercare la propria dimensione online per continuare ad erogare formazione e consulenza.

In riferimento a scuole ed università, l’Autorità Garante della Privacy è già intervenuta in data 26 Marzo per esporre le prime linee guida sulla base delle quali le istituzioni scolastiche devono scegliere la piattaforma ed i fornitori più giusti per l’erogazione della didattica a distanza. Puoi consultare il provvedimento a questa pagina. 

La scuola è un luogo a tutti noi molto caro e di straordinaria delicatezza, per tale motivo l’utilizzo dei criteri dedicati alla scuola può essere per tutti un buon punto di partenza per valutare in modo oggettivo la migliore piattaforma per continuare la propria attività.

 

Come scelgo la piattaforma webinar più adatta?

  1. Innanzitutto con il buon senso. Nella scelta della piattaforma non dobbiamo soltanto guardare al prezzo ma, innanzitutto, alle caratteristiche del fornitore. Valutiamo se ha sede in Europa, negli Stati Uniti, in Asia e teniamo in considerazione anche che tipo di customer service ed assistenza ci offre. Soprattutto se è la prima volta che ci approcciamo a questo nuovo metodo, un servizio di assistenza efficace può fare davvero la differenza!
  2. Leggere la Privacy Policy del nostro fornitore ci aiuterà molto. I dati dei nostri clienti o della nostra community sono fondamentali e per questo dobbiamo impegnarci a tutelarli in ogni modo possibile. Scegliere il fornitore giusto vuol dire non esporre dati a rischi inutili.  Nel leggere la privacy policy del fornitore dobbiamo prestare attenzione a: trasferimenti dei dati verso soggetti terzi, soprattutto se fuori dall’Unione Europea ed utilizzo dei dati da parte del fornitore per attività diverse dalla nostra. Oltre alla lettura della Privacy Policy, una buona idea può essere anche leggere articoli da fonti qualificate e recensioni di altre aziende clienti del fornitore per capire se quella piattaforma può essere la scelta migliore.
  3. Semplicità di utilizzo. La semplicità di utilizzo, oltre ad avere un grande valore aggiunto dal punto di vista commerciale, ha anche un risvolto legale. Più è semplice da utilizzare la piattaforma, più è possibile evitare errori che possano causare una perdita di dati personali per cause legate ad errori umani.

 

Infine, un ultimo consiglio. Se la vostra azienda ha più professionalità al suo interno ed in questo momento avete scelto la modalità smart working per evitare una dispersione dei dati personali e una eventuale esposizione a vulnerabilità è consigliabile: dotare, ove possibile, tutto il personale di device aziendali con antimalware e antivirus aggiornati e stabilire procedure di lavoro e di comunicazione chiare ed univoche e vigilare che tutti le rispettino.

Segui il nostro blog per rimanere aggiornato sui temi di privacy e trattamento dato, ma anche piattaforme webinar, formazione a distanza, webmeeting e smartworking.

Il lavoro agile in Italia DEVE essere incentivato. Ecco perché

Ci è voluta un’emergenza sanitaria per smuovere l’Italia sul tema lavoro agile.

Nelle ultime due settimane abbiamo posticipato le nostre sveglie, abbiamo svuotato i mezzi pubblici, abbiamo usato meno le nostre auto. Abbiamo scoperto che una casa, una connessione internet e un computer possono far andare avanti un business. Insieme a tanta organizzazione e alla giusta informazione.

Tantissime organizzazioni (dalle grandi aziende alle PMI, ma anche pubbliche amministrazioni) hanno risposto alla paralisi delle misure di contenimento mettendo il turbo nello sperimentare un’approccio al lavoro che fino ad adesso veniva pronunciato timidamente: lo smart working, o lavoro agile.

lavoro agile

Lavoro agile: cos’è?

Il Miur lo definisce così:

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

Possiamo riassumere le caratteristiche cardine in questi due punti:

  • Nessun obbligo di presenziare in ufficio
  • Il lavoro viene valutato per raggiungimento di obiettivi

Quale tecnologia serve per fare smart working?

La prima preoccupazione di un’organizzazione che si ritrova ad adottare soluzioni di smart working è lo scoglio tecnologico. Gli strumenti base necessari sono i seguenti:

  1. Ogni lavoratore coinvolto deve avere un computer e una connessione internet stabile
  2. L’organizzazione deve utilizzare almeno un software per videoconferenze, riunioni e collaborazione in diretta.
    Se sei alla ricerca urgente proprio di questo software, possiamo aiutarti in questa pagina.
    Se stai ancora esplorando, ti consiglio di approfondire Zoom o GoToMeeting.
    Se le tue esigenze sono molto basiche, scoprirai che anche Skype è un’ottima soluzione per iniziare. 
  3. L’organizzazione deve avere uno spazio cloud, raggiungibile dal lavoratore in remoto, dove condividere documenti e file di lavoro.
    In questo modo tutto quello che viene prodotto sul computer del lavoratore viene immediatamente condiviso e non rimane “in locale”. Una soluzione molto semplice da adottare e un ottimo esempio è Google Drive. 

Se hai questi tre elementi, sei pronto dal punto di vista tecnologico ad inserire nella tua organizzazione il lavoro agile. Non ti serve nulla di più.

E ricorda: partire con semplicità è il miglior modo per affrontare ogni situazione nuova, compreso lo smart working!

Il vero scoglio dello smart working: mentalità, psicologia e formazione

Abbiamo scoperto che la tecnologia dietro al lavoro agile è alla portata di ogni lavoratore ed azienda e non solo: in tantissimi casi anche già presente nella vita lavorativa e personale di ognuno di noi.

Quello che davvero scuote ogni realtà che adotta lo smartworking è la paura di un profondo cambiamento culturale all’interno dell’azienda e il grosso cambiamento psicologico che ogni figura deve affrontare.

Il lavoro agile richiede la giusta psicologia e mentalità per tutti, dall’imprenditore allo stagista.

Abbiamo approfondito questo tema nell’articolo meraviglie e rischi dello smartworking 

Mi piace condividere anche qui i credo del manager e del lavoratore smart 

Credo del manager smart: 

  • ho fiducia in te
  • se tu sei soddisfatto, lavorerai meglio per me
  • se la tua vita è migliore, lo sarà anche la tua performance
  • definiamo insieme gli obiettivi da raggiungere, sarò il tuo coach
  • organizzati in libertà, sarai valutato sui risultati
  • puoi anche lavorare a casa o dove preferisci
  • ti fornisco le tecnologie per essere sempre connesso con noi
  • ti fornisco strumenti condivisi di collaborazione in remoto
  • in azienda troverai ambienti smart di incontro, condivisione e relax
  • offro flessibilità, chiedo responsabilità

Credo del lavoratore smart:

  • Rispetto la fiducia che mi viene data
  • Vivo la libertà di movimento come uno sprint per il lavoro
  • Ho piena fiducia nei miei colleghi e nei miei superiori
  • Mi concentro sui risultati
  • La mia presenza fisica non è un obbligo, ma un PIACERE
  • Dedico più tempo alla mia vita personale
  • Mi sento ancor più responsabile del mio lavoro

Molto prima di questa emergenza abbiamo creato un corso online di oltre 6 ore completo proprio su questa tematica: come organizzare il lavoro da casa non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto strategico e psicologico.

Volevamo offrire uno spunto pratico che nascesse dalla nostra esperienza diretta di oltre vent’anni di attività in smart working e, d’altra parte, portare i risultati delle nostre ricerche nel settore: operando tutti i giorni con migliaia di persone che lavorano a distanza, la nostra esperienza doveva necessariamente essere arricchita da studi e ricerche approfondite. Il corso è proprio il risultato di questo lavoro.

Corso online sullo Smart Working

Siamo pronti al lavoro agile in Italia?

La risposta ce la fornisce l'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Ti consigliamo di consultare i dati della loro ricerca (2019) da questa pagina, qui ti riassumiamo i punti principali:

  • Sono 570mila i lavoratori italiani in smart working 
  • Soluzioni di lavoro agile vengono adottate dal 58% delle grandi imprese, dal 12% delle PMI (in aumento rispetto al 2018) e dal 16% delle Pubbliche Amministrazioni (con iniziative ancora limitate in termini di persone coinvolte). 
  • Il 76% di chi lavora in smart working è soddifatto del proprio lavoro, contro il 55% di chi è obbligato a lavorare tutti i giorni in ufficio.

Condividiamo anche il pensiero chiaro e preciso di Fiorella Crespi, Direttore dell'Osservatorio Smart Working. 

Per praticare davvero lo Smart Working occorre superare l’associazione che sia solo lavoro da remoto, ma interpretarlo come un percorso di trasformazione dell’organizzazione e della modalità di vivere il lavoro da parte delle persone. Sono ancora poche le organizzazioni che lo interpretano come una progettualità completa, che passa anche dal ripensamento degli spazi e da un nuovo modo di lavorare basato sulla fiducia e la collaborazione. Agire sulla flessibilità, responsabilizzazione e autonomia delle persone significa trasformare i lavoratori da ‘dipendenti’ orientati e valutati in base al tempo di lavoro svolto a ‘professionisti responsabili’ focalizzati e valutati in base ai risultati ottenuti. Fare Smart Working a un livello più profondo significa fare un ulteriore passo oltre, lavorando sull’attitudine e i comportamenti delle persone promuovendo un pieno engagement per far sì che i lavoratori diventino veri e propri ‘imprenditori’ con un’attitudine all’innovazione e alla creatività

Perché il lavoro agile DEVE essere incentivato in Italia

Questa corsa allo Smart Working ci sta insegnando tanto.
Da qui puoi leggere l'illuminante articolo del Sole24ore che centra a pieno tre grandi insegnamenti che dobbiamo trarre.

Questi sono i motivi in cui noi ci crediamo fermamente:

  1.  Lavorare da casa riduce il co2 di 214 milioni di tonnellate l'anno.
  2. Avere la scelta di lavorare da casa migliora l'equilibrio tra lavoro e vita privata.
  3. I momenti di incontro fisico con i colleghi migliorano e diventano più produttivi: vedersi di persona diventa un piacere e non più un obbligo.
  4. Adottare soluzioni di lavoro agile obbliga le organizzazioni a stabilire obiettivi chiari e misurabili, orientando il business verso i risultati che si vogliono raggiungere.
  5. Ogni lavoratore non è più responsabile di occupare la propria scrivania, ma di raggiungere i propri obiettivi.
  6. Il lavoro agile è un win-win per l'imprenditore e il dipendente: migliorando la vita del dipendente, migliora il business.

Ti appassiona l’argomento e vuoi avere un metodo per il tuo lavoro agile? Lascia qui la tua esperienza, i tuoi commenti e le tue considerazioni!

E se vuoi approfondire, scopri il nostro corso Lavorare Ovunque Sei (lo trovi qui).

Ti aspettiamo!