Sai cos’è lo Smart Working?

Lo Smart Working è lo stile di vita che noi vorremmo per te e per i tuoi collaboratori. In questa raccolta di articoli parliamo di come essere aziende o professionisti smart. Troverai consigli per le aziende su come organizzare gli spazi aziendali smart-friendly. Ma non solo: ci rivolgiamo anche a professionisti, consulenti e formatori, che hanno voglia di cambiare il proprio modo di lavorare. Parliamo di lavorare da casa, al parco, al mare, al bar. Qui puoi trovare consigli su come gestire il tuo tempo, i tuoi strumenti e anche i tuoi clienti. Totalmente a distanza.

La mia vita è cambiata. E anche la tua. Perché la vera rivoluzione della pandemia non è l’influenza che ha avuto in molti settori e nell’economia del nostro paese.

La vera rivoluzione è nel profondo cambiamento del nostro modo di vivere e delle nostre abitudini. 

Dobbiamo tutti affrontare una nuova normalità, sempre più vicina. Molto attesa, ma anche molto spaventosa.
Dobbiamo affrontarla come persone. Ma dobbiamo affrontarla anche come professionisti, imprenditori, manager, impiegati.

Cosa sta succedendo nel mondo

La pandemia non ha creato niente che prima già non ci fosse: è stata un acceleratore supersonico di alcuni trend già esistenti in questi ambiti:

1- Remote working/Smart Working/Flessibilità lavorativa
2- Acquisti online (e-commerce)
3- Formazione ed eventi online

Ti racconto alcune cose che stanno succedendo nel mondo:

1- Negli Stati Uniti, un dipendente su tre sostiene di non voler più lavorare per un’azienda che non offre l’opzione dello smart working. È in corso una vera e propria onda di dimissioni che potrebbero mettere in crisi tantissime imprese (approfondisci qui).

2- Nuove ricerche globali sui comportamenti dei consumatori evidenziano che, nonostante la fine dei lockdown, la propria abitazione continua ad essere il fulcro della vita di un consumatore medio. E potrebbe essere così ancora per un bel po’ di tempo.

Ti lascio un ricco elenco di ricerche e risorse assolutamente interessanti per comprendere a fondo i profondi cambiamenti lasciati da questa pandemia:

Una questione di pubblico e di bisogni

Proviamo a leggere nelle abitudini e nella testa della maggior parte delle persone. Se vuoi, concentrati solo sui clienti e dipendenti della tua azienda.

Hanno passato moltissimo tempo seduti davanti a un monitor o un display. Probabilmente sono riusciti in un anno a superare la somma delle ore passate in casa rispetto agli scorsi 3 o 4 anni.

Alcuni hanno goduto la comodità fino quasi ad annoiarsi, ma imparando davvero a trarne il meglio.

Hanno assaporato la libertà di lavorare in pigiama o in tuta, dal divano o dalla cucina, con ritmi e tempi perfettamente adattati alla loro vita personale e familiare.

Alcuni hanno lavorato di più. Altri hanno dovuto affrontare la difficoltà di lavorare da casa e gestire contemporaneamente i figli.

Ma tutti hanno provato seriamente e in modo continuativo nuove abitudini, come l’acquisto online, capendo che la coda alla cassa del supermercato può essere tempo dedicato ad altro.

Tutti hanno percepito il peso del tempo passato in coda in tangenziale, fermi ai semafori, a respirare smog.

È davvero possibile pensare che da Settembre, da un momento all’altro, tutte le persone siano disposte nuovamente a rinchiudersi in aula? A fare quasi tutti i giorni chilometri per una riunione di mezz’ora? A passare una grande percentuale della propria giornata in metro o in auto?

Questo passaggio è estremamente delicato.

Il vero vantaggio competitivo sarà imparare ad offrire ai propri utenti flessibilità e potere di scelta. Lasciare la possibilità di scegliere cosa mantenere delle abitudini di questi due anni, cosa no.

Questo post, quindi, vuole aprirti la mente e farti capire la direzione in cui andare post-pandemia.

Il futuro dopo la pandemia

Ci auguriamo tutti che l’autunno porti alla fine dichiarata dell’emergenza sanitaria. Ma i cambiamenti abitudinari che abbiamo acquisito, come abbiamo visto, non avranno fine.

Anzi, sono in continua evoluzione.

Aziende, enti, organizzazioni e professionisti non possono più permettersi di non offrire flessibilità ai propri stakeholders, interni ed esterni.

Che cos’è la flessibilità? Dare potere all’utente di scegliere come partecipare alla vita della propria organizzazione.

È tempo una volta per tutte di adottare un approccio ibrido. Integrare per sempre all’interno delle proprie aziende, onlus, organizzazioni una modalità di comunicazione, collaborazione e dialogo che non richieda l’obbligo di trovarsi fisicamente in un unico luogo

Ecco alcuni spunti:

1- Dare al tuo team la possibilità di lavorare in ufficio o in smart working. Creare momenti di incontro aziendali, formativi e celebrativi, senza l’obbligo e l’impegno di presenziare fisicamente.

2- Organizzare grandi eventi in aula, ma con la possibilità di partecipare online. Per poter raggiungere tutti, in qualsiasi parte d’ Italia e del mondo.

3- Creare un’offerta formativa ibrida: realizzata in aula, ma trasmessa in streaming online.

Organizzare eventi digitali ed eventi in streaming: il trend in crescita

Una ricerca EventMB ha evidenziato che il 67% degli intervistati è convinta che il futuro degli eventi sarà ibrido. Il 71%, invece, ha affermato che continuerà a seguire una strategia digitale anche quando ritorneranno a pieno gli eventi dal vivo, senza più restrizioni.

Non si torna più indietro: non offrire un’esperienza alternativa online, integrata con l’aula, significa perdere pubblico. Significa regalare quel pubblico ai competitor. Di conseguenza, significa perdere guadagni.

La gara nell’organizzazione di eventi virtuali diventa sempre più competitiva e dovrà essere garantita una qualità sempre più alta ai propri utenti.

Non basta più l’effetto wow: le persone hanno già visto tutto.

Ora le persone in un evento digitale vogliono trovare sostanza, struttura, ordine, esperienza guidata.

I tuoi prossimi eventi virtuali

Settembre 2021 sarà cruciale per gli eventi virtuali di tantissime aziende e organizzazioni. L’approccio agli eventi online dovrà sempre di più concentrarsi su tre asset fondamentali:

1- L’evoluzione continua e rapidissima della tecnologia 

La richiesta tecnologica per gli eventi online e gli eventi ibridi è in continua crescita. Aumentano il numero di eventi online e di conseguenza aumentano le richieste per organizzare un evento unico e diverso da tutti gli altri.

La soluzione tecnologica per i propri eventi online diventerà il tessuto connettivo tra l’azienda, i partecipanti e i relatori. Non potrà essere scelta sottogamba.

2- Costruire relazioni sarà l’obiettivo principale degli eventi online

La paura diffusa è quella che un evento virtuale non possa garantire lo stesso livello di coinvolgimento di un evento in aula. Per questo sempre più aziende mettono al centro dei propri eventi virtuali le relazioni tra partecipanti, tra organizzatori/partecipanti e tra speaker/partecipanti.

Garantire un coinvolgimento emotivo diventerà fondamentale.

Ecco due idee per creare momenti di incontro e rafforzare le relazioni nei tuoi prossimi eventi online:

  • Creare sotto aule o spazi meeting one-to-one, dove i partecipanti possono interagire direttamente con gli speaker e gli organizzatori
  • Fornire strumenti di engagement: chat aperte, sondaggi, lavorare su bacheche accessibili a tutti

3- Con il crescere del numero di eventi virtuali, la qualità diventa fondamentale

Distinguersi è sempre più difficile: cresce il numero di eventi online ed eventi trasmessi in streaming, cresce il livello di qualità da garantire per avere un pubblico attento e ingaggiato.

Diventa fondamentale non avere intoppi tecnici, garantire un grado elevato di engagement, trovare nuove strategie per tenere alta l’attenzione di un pubblico sempre più abituato a seguire eventi e meeting online.

Trova il tuo equilibrio tra presenza e online: 10 cose da fare subito

  1. Rivedi il palinsesto della tua comunicazione
    Cambia messaggio e cambia calendario editoriale. Non pensare che tutto sarà diverso rispetto allo scorso autunno, ma prepara le premesse per ogni evenienza, in modo da essere sempre pronti a una (improbabile?) nuova ondata così come a un definito (si spera) ritorno alla normalità.Rivedi date, contenuti, programmi, in modo da essere più flessibile e adattarti facilmente a ogni possibile scenario.
  2. Metti in discussione la tua tecnologia
    Ok, sai usare Zoom o GoToWebinar. Ma siamo sicuri che siano adatti a quel tipo di evento ibrido che hai in mente? Siamo convinti che non ci siano ulteriori soluzioni più flessibili?Non solo. La tua tecnologia hardware che ha funzionato nell’ultimo anno e mezzo, è il top o è il risultato di una scelta affrettata o determinata da carenze di magazzino? E ancora: hai valutato il tuo software? Ci sono alternative migliori?
  3. Misura il tuo pubblico
    Chiedi loro cosa vogliono fare. Vogliono tornare ai vecchi modelli in cui la presenza era l’unica opzione, o preferiscono altre combinazioni? L’ibrido è adatto alle loro esigenze?
    Il motivo per cui amavano andare in giro e muoversi per chilometri a cosa era legato? Libertà? Svago? Cattive abitudini?
  4. Definisci nuovi obiettivi ibridi
    Se hai capito il senso del concetto di ibrido, hai capito che puoi fare molto di più.
    Sei in grado di immaginare un nuovo modello delle tue attività capace di evolvere in modalità ibrida?
    Da dove partirai?
  5. Metti alla prova il tuo modello
    Come evolverebbe il tuo business se la direzione fosse quella ibrida? Di cosa avresti bisogno? Come dovresti ristrutturare l’intera struttura? E come reagirebbe il tuo pubblico?
  6. Riequilibra il processo
    Sembra facile ma non lo è: devi immaginare un nuovo modo di lavorare, di acquisire clienti, di gestire i processi produttivi e i diversi step di progetto. Se alcune attività erano perfette per la presenza, mentre altre si sono evolute rapidamente per l’online, ora devi immaginare nuove soluzioni.Ti capisco, perché anche noi viviamo ogni giorno questa sfida, sia internamente a WebinarPro, sia nell’offrire ai nostri clienti nuove soluzioni per nuovi scenari.
  7. Trova nuovi partner
    Non l’avremmo mai detto ma gli ultimi sei mesi ci hanno direttamente coinvolti in nuove partnership e nuovi sviluppi.È una ventata di aria fresca, di creatività che estende gli scenari di crescita e accelera ogni processo. Ti consigliamo di fare lo stesso e ricorda che WebinarPro può diventare il tuo partner in tutto questo.
  8. Copia dai migliori
    Ci sono decine di nuove esperienze ibride in corso: basta girare in rete e troverai eventi, fiere, congressi, meeting che ormai offrono entrambe le possibilità, in presenza oppure online. Bene devi lanciarti e… copiare dalle esperienze che ti sembrano più coinvolgenti.Qui abbiamo raccolto per te le esperienze di alcuni dei progetti più ambiziosi dei nostri clienti
  9. Esci dalla scatola
    Prova a dimenticare tutti gli schemi che hai avuto in passato. Prova a chiederti “cosa accadrebbe se…?” e immagina in quali direzioni potresti andare. Ecco: questo esercizio è ciò che cambierà il tuo mindset lasciando una traccia indelebile nel tuo modo di disegnare e far crescere il tuo business e le tue attività.
  10. Trova i nuovi sbocchi
    Cercando una diversa prospettiva sono certo che il modello ibrido ti saprà aiutare. Ma come muoverti praticamente nelle diverse attività?
    Qui ti veniamo in soccorso noi: ogni giorno aiutiamo decine di aziende a trovare nuove strade per comunicare in modo efficace con i loro clienti, a individuare strumenti innovativi e a sperimentare nuovi canali.

Ti basta contattarci per cercare insieme gli sviluppi ibridi (e non solo) del tuo business.


Assemblea soci covid: si può fare?

Il 2020 ormai lo sappiamo ha creato le premesse per una grande rivoluzione digitale: riunioni, meeting, convention, eventi di tutti i tipi si sono trasferiti dal mondo reale a quello virtuale. E così anche l’Assemblea soci online e il CdA (consiglio di amministrazione) online sono diventate pratiche comuni.

In questo articolo abbiamo raccolto alcuni spunti pratici per organizzare la tua Assemblea soci online, estendendo le buone pratiche anche al CdA online, per coloro che devono gestire consigli di amministrazione virtuale, con voto online e gestione degli accessi e delle presenze online nelle assemblee.

 

Prima di tutto: si può fare l’assemblea soci online? In questo articolo recente, emerge chiaramente la possibilità di estendere tutta una serie di disposizioni normative anche per i prossimi mesi e di mantiene valida l’efficacia degli strumenti previsti per lo svolgimento delle assemblee in modalità alternativa alla presenza fisica e, cioè, a distanza. Insomma, si può fare l’assemblea soci online se:

  • esistono strumenti di connessione online per far partecipare tutti i soci dell’assemblea
  • vengono rispettate il più possibile le procedure di designazione dei rappresentanti e ci sono forme e strumenti per esprimere il voto online e a distanza
  • per le sole SRL e cooperative SRL: espressione del voto mediante consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto

Conseguentemente, le modalità alternative previste per lo svolgimento delle assemblee ordinarie e straordinarie delle società, comprese le cooperative, continueranno a poter essere utilizzate, salvo ulteriori proroghe, fino al 31 DICEMBRE 2020, anche se non previste nello statuto (art 1, comma 3, lettera b), N. 3, DL 125/2020).

Ovviamente attenzione allo statuto e ai regolamenti interni delle aziende, anche per quanto riguarda la possibilità di organizzare il CdA online.

Assemblea soci online o telematica: cosa usare

Per organizzare un’assemblea soci online esistono alcuni bisogni fondamentali:

  • Tutti devono poter accedere online
  • Tutti devono essere consapevoli della modalità
  • Tutti devono avere la medesima possibilità di comunicare e condividere pareri, nel rispetto delle quote societarie e dei regolamenti

Per il primo aspetto, chi organizza l’assemblea soci online o  il CdA online deve consentire a ogni futuro partecipante di verificare la connessione, l’accesso ad eventuali app o software, l’accesso a hardware adeguato (microfono, webcam e cuffie) e verificare che ognuno sia messo nelle condizioni di accedere. Per questo motivo

quando un cliente ci chiede supporto per organizzare la sua assemblea soci online o il suo CdA, oltre a garantire la massima privacy, forniamo test tecnici pre-assemblea per garantire la migliore riuscita, con l’eventuale possibilità di soluzioni di backup di sicurezza.

In secondo luogo, tutti i partecipanti all’assemblea soci online o  al CdA online devono essere informati oltre relativamente all’Ordine del giorno, alle modalità di accesso, ai software richiesti, ai link di accesso, alle modalità di gestione dell’assemblea soci online o  il CdA online.

Infine, le precedenti due precauzioni garantiscono quasi totalmente la terza: tutti coloro che ne hanno diritto, hanno l’opportunità di esprimere la propria opinione. quel “quasi” dipende molto anche dalle circostanze: se cambiano modalità, luoghi e circostanze del collegamento, il risultato potrebbe essere compromesso.

Ad esempio, nelle assemblee dei soci di WebinarPro e dei nostri clienti, specifichiamo sempre:

  • Strumento di connessione
  • Requisiti tecnici di accesso
  • Link con eventuali risorse di supporto
  • Contatto per eventuali problemi tecnici dell’ultimo minuto
  • Eventuali soluzioni alternative di backup

Assemblee in videoconferenza: funzionano?

Dipende.

Con la nostra esperienza, abbiamo visto che il 99% degli eventi online funziona meglio se viene garantita un’adeguata programmazione, una fase di testing (soprattutto precedentemente alla prima assemblea soci online o al primo CdA online) e viene garantito un giusto orientamento informativo. Vediamole nel dettaglio.

Progettazione della riunione e scelta della piattaforma assemblea online

Restano ferme tutte le indicazioni relative a come organizzare una riunione online (leggi il nostro articolo: Videocall in smartworking? Alcuni consigli per videocall professionali) ma con un’assemblea online è importante definire subito:

  • Chi si occupa degli aspetti tecnologici prima, durante e dopo la riunione (ad esempio con un verbale condiviso)
  • Come vengono gestiti eventuali imprevisti tecnici (ad esempio, “se salta la connessione, allora…”)
  • Quali sono i sistemi di voto online, quali sono le implicazioni e come viene stabilita la verifica dei diversi contributi

Testing ed facsimile convocazione dell’assemblea soci online e CdA in teleconferenza

Prima della riunione è necessario immaginare una sessione di test, verificando che tutti i soci e gli amministratori possano effettivamente contribuire in modo sicuro e continuativo, immaginando eventuali alternative.

Queste indicazioni possono essere inserite nelle diverse comunicazioni, inserendo almeno questo paio di note nel facsimile della convocazione:

  1. In relazione al tema di prevenzione e di contenimento del contagio da Covid-19, ai sensi dei D.P.C.M. 8 e 9 marzo 2020 e alla luce dell’art. 106 del Decreto- Legge 18 del 17 marzo 2020, la partecipazione alla riunione potrà avvenire esclusivamente per il tramite di mezzi di telecomunicazione in audio-video conferenza.
  2. Il collegamento avverrà tramite il link … e il giorno … alle ore … è prevista una sessione test in cui tutti gli amministratori/soci potranno verificare la propria connessione e la qualità degli strumenti online.

Preparare consiglio di amministrazione da remoto e assemblea soci a distanza

Il consiglio di amministrazione in remoto e l’assemblea dei soci a distanza, sempre nel preliminare rispetto delle indicazioni dello statuto e con preventiva comunicazione, possono essere anche affiancate da diverse soluzioni online che la rendono più completa  e fruibile. Ecco alcuni esempi:

  • Condivisione documenti online con Dropbox o Google Drive
  • Redazione di documenti e verbali online con Google Drive
  • Strumenti di poll e rilevazione online
  • Gestione di materiali multimediali per la condivisione (ad es. post it condivisi, mappe concettuali, ecc.)
  • Fogli di calcolo condivisi

Votazioni assemblea online soci e CdA online

Uno degli aspetti più richiesti nell’ambito delle assemblee soci e CdA virtuali è proprio il momento della valutazione, in quanto le combinazioni possibili possono variare moltissimo. Ecco alcuni esempi di votazioni online per assemblee dei soci:

  • Voto pubblico e condiviso immediatamente
  • Voto segreto e non condiviso
  • Voto pubblico ma non condiviso
  • Voto segreto per alcuni membri

Come puoi capire queste tipologie di voto richiedono differenti strumenti che possono essere anche esterni alla piattaforma ma di cui l’accesso e l’amministrazione deve essere tenuto da specifiche persone, con particolare attenzione alle questioni di privacy e protezione del dato (ed è per questo che molti clienti ci chiedono di gestire per loro conto questi aspetti, in modo da garantire la segretezza e la gestione esterna di queste informazioni).

Assemblee online soci, CdA virtuali e tracciamento delle presenze

La maggior parte delle piattaforme meeting e webinar di un certo livello tengono traccia di diverse statistiche, come:

  • Ingresso in piattaforma
  • Uscita dalla piattaforma
  • Tempo di permanenza
  • Risposte ai poll
  • Interventi in chat

Tutti questi dati possono essere utilizzati per avere report molto accurati di tutto quello che è accaduto durante l’assemblea soci virtuale o il cda online.

A questo possiamo poi aggiungere uno dei migliori tracciamenti al mondo: la registrazione dell’assemblea. Se tutti membri dell’assemblea soci o del CdA hanno la webcam accesa, è evidente che abbiamo anche una più che eccellente verifica della presenza durante l’evento.

Se sei arrivato fino a qui è perchè sei davvero curioso di sapere come organizzare la tua assemblea soci online e il consiglio di amministrazione online.

L’unica cosa che ti rimane da fare? Compilare il form per poter scoprire tutti i vantaggi che puoi ottenere.

 

Nel mese di Febbraio abbiamo parlato della digitalizzazione dei musei e delle gallerie d’arte, oggi spostiamo il nostro viaggio virtuale in un altro settore legato alla cultura: il teatro. Come si è comportato il teatro online al tempo del covid?

Anche il teatro ha sofferto enormemente a causa dell’interruzione repentina degli spettacoli. Andrée Ruth Shammah, regista e direttrice artistica del Teatro Franco Parenti di Milano in un’intervista a LifeGate ha raccontato che, se consideriamo il panorama italiano, in questo settore ci sono 150mila lavoratori che operano in oltre 1.200 stabili dislocati in tutto il paese.

Può esistere il teatro senza il suo pubblico? Ovviamente no. Per il teatro, il pubblico è una componente centrale in quanto rappresenta la forza motrice degli attori sul palcoscenico e dei musicisti dell’orchestra, che hanno bisogno del sostegno, del calore e della presenza degli spettatori.

Anche se in questi giorni, tutta Italia sta assistendo ad una manifestazione culturale molto importante con pubblico assente: il Festival della Canzone Italiana di San Remo. A tal proposito a questo link, ci terremmo a mostrarti la protesta del settore teatrale sul palco dell’Ariston.

Tuttavia, non si esclude la possibilità che il teatro, in quanto specchio della società, possa evolversi in qualcosa diverso e integrare nella quotidianità anche palcoscenici digitali. 

Sul web sono iniziate delle vere e proprie sperimentazioni teatrali supportate dalle tecnologie. Ecco due esempi molto significativi:

–        “Coprifuoco, spedizioni notturne per città deserte”: si tratta di una performance artistica in cui Nicola Borghesi (Kepler-452), nel corso di una diretta sulla piattaforma Zoom, veste i panni di un rider per incontrare un ospite e creare insieme la drammaturgia di un viaggio notturno per alcune città italiane deserte a causa del coprifuoco, alla scoperta di luoghi e itinerari insoliti, con l’obiettivo di recapitare un dono prezioso e simbolico ad un destinatario scelto dall’ospite.

–        “Segnali d’allarme”: il progetto di e con Elio Germano intende stravolgere la quotidianità. Non è più lo spettatore che va al teatro, ma è il teatro che va dallo spettatore. Prima di mettersi comodo sul divano e godersi lo spettacolo, però, lo spettatore dovrà recarsi in una libreria piemontese aderente all’iniziativa per il ritiro e la consegna dei visori. Lo spettacolo in realtà virtuale dà al pubblico un’esperienza teatrale dal forte impatto: lo spettatore avrà la sensazione di trovarsi in teatro e di essere seduto accanto ad altri spettatori. 

Accanto a queste sperimentazioni teatrali, ci sono poi delle iniziative per rafforzare la relazione con il pubblico e farsi sentire la propria vicinanza nonostante la chiusura. 

Il Teatro Massimo di Palermo già da tempo ha una propria WebTV, che sfrutta il live streaming di YouTube, e durante il lockdown ha trasmesso periodicamente opere e concerti. Non è un caso isolato, ma teatri di ogni grandezza hanno sfruttato il live streaming per mettere in scena degli spettacoli teatrali per coccolare i suoi spettatori. Sul sito di Teatri Online è, infatti, possibile restare aggiornati su tutte le iniziative in Italia.

Come vedi la forma cambia, la sostanza resta. Si può raggiungere il proprio pubblico, coinvolgerlo ed eliminare le distanze. Certamente la componente umana è essenziale e non perderà mai il suo valore aggiunto. Di questi tempi però, si trovano soluzioni integrative e innovative da sperimentare ed applicare al tuo business, alla tua attività.

Se devi organizzare interviste, manifestazioni culturali (anche mostre virtuali!), spettacoli teatrali e fiere online, noi possiamo guidarti nella realizzazione del tuo evento.  Affidati a noi, che mettiamo a tua disposizione competenze e tecnologie.

Compila il form: raccontaci il tuo progetto e diverrà realtà!

Oggi parliamo del tormentone ClubHouse: che sia la svolta per chi veicola contenuti interessanti? Scopriamo insieme cos’è clubhouse e come funziona.

 

Senza ombra di dubbio è profondamente diverso da Instagram e gli altri. Le potenzialità sono enormi, soprattutto per chi produce contenuti di valore. All’interno di ClubHouse la forma si perde: non servono belle facce, foto dei prodotti. Se non sai cosa dire e non sai come dirlo, non vali nulla.

ClubHouse: cos’è

È un social lanciato ad Aprile 2020, fondata da Paul Davison e Rohan Seth ha raggiunto in poco tempo una valutazione da 1 miliardo di dollari, grazie alla benevolenza di investitori del calibro di Facebook, Twitter, Groupon e molti altri.

Il suo punto di forza è quello di permettere ai suoi utenti di chiacchierare, raccontare storie, stringere amicizie e incontrare nuove persone tramite la propria voce senza la necessità di pubblicare immagini, video o testi. Per ora solo le persone con sistema operativo IOS possono scaricarlo e si accede solo tramite invito. Ad oggi l’applicazione è ancora in fase beta, ma ha raggiunto più di 2 milioni di iscritti.

Come funziona ClubHouse?

Dopo l’accesso gli iscritti si trovano davanti a diverse room, al pari di quelle di Facebook, nelle quali si tengono le conversazioni. Sulla base degli interessi espressi da un utente e basandosi sui suoi contatti, l’algoritmo del social network seleziona le stanze più pertinenti, i cui argomenti possono spaziare dal giardinaggio all’arte, dalla biologia alla politica.

Accedendo alle stanze gli utenti possono seguire una conversazione partecipare con un audio. Per proteggere la privacy degli utenti, le conversazioni non possono essere condivise, registrate o scaricate. Clubhouse sta già studiando un modo per consentire ai creator di monetizzare le conversazioni tramite un sistema di mance, di biglietti per accedere alle stanze o di abbonamenti ai canali personali.

Sicurezza e privacy ClubHouse

L’app fa accedere solo se l’iscritto non è impostato su “in muto”.  I messaggi tutti criptati, si auto eliminano nel momento in cui la stanza si chiude. Con una eccezione: nel caso di violazioni segnalate, gli audio vengono trattenuti per accertarle.

Come tutte le altre piattaforme, anche questa ha le sue regole. Chi accede deve farlo con il proprio nome e verificare la sua identità. L’iscrizione è possibile solo ai 18 anni compiuti e non sono consentiti “abusi, bullismo e molestie nei confronti di nessuna persona o gruppo”.

Gli utenti non sono tutti uguali: nella stanza si può essere moderatori, speaker o ascoltatori. Al primo spetta il compito di “curare” la conversazione, invitare gli speaker e dare o togliere loro parola, buttare fuori utenti dalla stanza.

 

ClubHouse in Italia

Se in America il lancio è stato accuratamente pianificato, qu in Italia non è stato così.

Dobbiamo ringraziare Elon Musk, proprietario di Tesla, a fine del mese scorso. Da quando ha aperto la sua stanza e invitato oltre cinquemila persone, ClubHouse ha subito una sorta di “sold out”, tanto da far fiorire ovunque stanze – tutte strapiene – che si limitavano a trasmettere in streaming quello che Musk stava dicendo nell’altra.  È stato il primo vero grande evento di Clubhouse, con risonanza globale.

 ClubHouse: marketing si o no?

Il Social è stato invaso in modo tempestivo dai personaggi del panorama italiano del marketing. Le stanze più frequentate infatti sono quelle con tema influencer marketing, growth hacking, monetizzazionepersonal branding e via dicendo. Per ora si è creata una specie di verticalizzazione sul mondo della comunicazione e del marketing, ma gli esperti stanno lavorando per espandere il social ad altre aree tematiche.

Per il momento ci sono ampie aspettative che sia un social differente dagli altri. Ormai siamo abituati a vedere video e foto,  mentre l’ascolto di podcast e simili, non è ancora così diffuso come in altri paesi. Non c’è però “un giusto un sbagliato”: si tratta solo di una diversa modalità di fruizione. Indubbiamente rispetto ai social media “fast” (come Instagram e Facebook), qui si tratta di mettersi in ascolto e dedicargli del tempo, in una modalità più “slow”.

Unica pecca è che al momento i contenuti non possono essere recuperati: devono essere usufruiti in diretta o altrimenti si perdono.

ClubHouse e simili: un nuovo trend del 2021?

Radio, podcast e tavole rotonde (o panel): sono questi i tre termini che più spesso si sentono utilizzare quando si cerca di fare un parallelismo con altre modalità e che danno l’idea di quanto questo social sia così differente da quelli già in circolazione. Probabilmente verrà strutturato con un palinsesto, in cui verranno selezionati gli eventi di qualità segnalandoli nel calendario, approfittando anche del fatto che qui si può avere un contatto diretto con le persone. 

Sicuramente tra i nuovi trend dei social vige il mantra “meno piazza e sempre più salotto digitale”.

Tu l’hai già provato? Lo userai per il personal branding o lo proporrai in azienda?

Dicci cosa ne pensi nei commenti qui sotto!

Si fa presto a dire videocall, un po’ meno a realizzare videocall professionali. Non è solo una questione di luci, microfono e inquadrature corrette, ma il discorso è più ampio per andare online.

Dillo pure: a inizio quarantena lavorare in smartworking e organizzarsi non è stato per niente semplice: la moglie che ha un’altra call, i bambini che seguono le lezioni online, il gatto curiosone che zampetta sulla tastiera o il marito che proprio in quel momento decide di camminare dietro alla webcam, durante la tua call…in mutande.

Ormai hai perso il conto. Quante sono le videocall fatte nell’ultimo anno? Tante. Quante di queste sono state quelle professionali?  Ecco…non importa se è la prima volta o ne hai già realizzate, c’è sempre modo di migliorarsi. Gli elementi da tenere in considerazione sono tanti per ottenere videocall professionali.

Ti consiglio la visione di questo breve video di Luca Mazzucchelli con il decalogo per la riunione perfetta a distanza.

Di seguito trovi consigli pratici e trucchi per rendere perfetta la tua call.

 

 

Nomina organizzatore e moderatore. Sicuramente è la prima cosa che devi fare. Se sei tu ad organizzare la riunione online, non è detto che debba anche mediare l’incontro. Se così non fosse, definisci una persona che apra e chiuda la videocall, moderi gli interventi, dia la parola e tenga conto dei tempi. Inoltre la persona designata  potrebbe anche avviare e salvare la registrazione della riunione e infine inviare un breve resoconto.

Definisci obiettivi e agenda di discussione. Per ottimizzare il tempo e affrontare tutti i temi che devono essere toccati in riunione, è bene preparare prima una scaletta e, se possibile, comunicare l’ordine degli interventi. Il tutto dev’essere preventivamente comunicato via email: ora e giorno della riunione, temi da affrontare, ruolo di organizzatore/moderatore e il link della riunione.

Prepararsi in anticipo per la videoconferenza. Accedi in anticipo alla piattaforma meeting e verifica che connessione, luci, microfono e webcam sia in ordine e, in caso di problemi, avrai il tempo di risolverli. Un esempio? Controllare che la batteria del tuo dispositivo sia carica.

Arriva puntuale all’incontro e disattiva il microfono. Per condurre la videoconferenza nel modo più fluido possibile, quando non si deve intervenire, è meglio disattivare il microfono, in modo da ridurre al minimo le interferenze e le distrazioni.

Interventi brevi, comunicazioni compatte, tono gentile. Se fai interventi durante la riunione e magari non tutti ti conoscono e sanno cosa fai, presentati. Quando dici il tuo nome e di cosa ti occupi, scandisci bene le parole e ricordati che ci potrebbe essere un ritardo di qualche secondo nella trasmissione. Comunica in modo chiaro ciò che vuoi dire magari aiutandoti con degli appunti, con toni pacati e gesticola poco (anche se noi italiani facciamo mooolta fatica!). Stai nei tempi prestabiliti, così darai modo a tutti quanti di poter fare il loro intervento. Alla fine ricordati di chiudere il microfono quando hai finito.

Invita le persone giuste.  Spesso si tende a invitare durante le riunioni online, il numero di persone più alto di quello che dovrebbe essere. Problema di spazio non c’è, complicazioni con i trasferimenti nemmeno. Però è essenziale coinvolgere solo i partecipanti che realmente devono essere presenti, come se fosse un incontro di persona.

Pensi davvero di aver fatto videocall professionali fino ad oggi? Ecco, allora ti mostro un video super simpatico dei “The Jackal” per mostrarti i 15 errori da non commettere mai durante  i meeting online:

 

Ma what about il presentarsi in webcam? Ammettilo, ci sono stati dei momenti in cui ti sei lasciato andare. Senza dubbio in questa situazione di isolamento, viene spontaneo indossare felpe e tute di ogni genere e materiale. Comodissime per stare chiusi in casa. Però sarebbe il caso di scegliere il giusto outfit, specie se ci aspettano una o più videocall, aiuta infatti a controllare la disciplina e a disporre di più chiarezza mentale durante le videochiamate. Mi rivolgo alle ladies (ma non solo!): è giusto usare la stessa accortezza anche per trucco e parrucco, come se stessi partecipando a una riunione dal vivo. In breve:

  1. Il viso deve risultare morbido e armonioso poiché la risoluzione dello schermo di chi osserva non sarà sempre perfetta. Per questo motivo, ti consiglio di non appesantire il make-up con occhi troppo truccati e colori eccessivi
  2. Applica un rossetto o un gloss, naturale o più vivace, evitando tonalità troppo scure
  3. Non esagerare con blush e terra: appesantiscono i tratti ed evidenziano le imperfezioni della pelle
  4. Trova il giusto punto luce per non creare ombre sul viso che possono appesantire i lineamenti
  5. L’inquadratura dal basso o troppo ravvicinata deforma leggermente il viso mettendo in evidenza collo, mento e bocca

Pochi ma preziosi accorgimenti, ti renderanno più gradevole anche in una riunione, online, da casa.

Central Comedy Italia ti fornisce qualche scusa per marinare questi incontri online, a volte noiosi, altri estremamente divertenti…

Se invece vuoi organizzare videocall professionali,  presentazioni di formazione o di marketing in totale serenità, non devi fare altro che compilare il form qui sotto!


Se dovessimo creare un “Dizionario 2020” contenente i vocaboli che più ci hanno accompagnato durante i 366 giorni di quest’anno bisestile, non potremmo esimerci dall’includere il termine Smart Working.

Era più o meno fine febbraio 2020, quando il Covid-19 ci ha “costretti” ad utilizzare tutti, indistintamente, quasi da un giorno all’altro, questa modalità di lavoro, anche se molte aziende – e molti di noi – non erano affatto pronti.

Un “tuffo dove l’acqua è più blu”, ma senza salvagente.

È per questo che oggi voglio invitarti a fare un passo indietro ed osservarlo più da vicino, questo mostro a tre teste con il quale abbiamo convissuto e con il quale potremo convivere, forse, per molto tempo.

Un “lavoro intelligente” che l’Osservatorio del Politecnico di Milano definisce come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

È questo, appunto, lo “Smart Working”, o quello che dovrebbe essere.

Smart Working, Lavoro Agile, Telelavoro. Ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Smart working o telelavoro?

Lo Smart Working (o anche Lavoro Agile) è una modalità di lavoro che non prevede né una sede fissa né orari stabiliti. Si lavora sul raggiungimento degli obiettivi in modalità flessibile e autonoma.
il Telelavoro, invece, lascia solo la scelta della sede al lavoratore – spesso il suo stesso domicilio – mantenendo invariati orari, logiche di assegnazione dei compiti e obiettivi.

Lo Smart Working non cambia solo la geolocalizzazione del dipendente ma cambia l’intero rapporto fra dipendente e azienda. È così che il “Lavoro Agile” cambia i valori spostando il focus su autonomia, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia, che diventano i principi chiave di questo approccio.

Insomma, una vera e propria rivoluzione.

Evoluzione della specie: come ci siamo arrivati?

Era il 1975 quando il ragionier Ugo Fantozzi, per la prima volta, si affacciava ad un’”Italia che lavora” facendosi portavoce di una narrazione tragicomica della vita e del lavoro.

Era il ceto medio italiano, degli anni ’70, che si raccontava attraverso il rumore di un timbro al cartellino alla mattina, dietro una scrivania, soggiogato da un Megadirettoregenerale,  nel mantra del “come è umano lei” a cui non venivano richiesti né valori – assenti – né competenze – mai valutate.

Lui, semplicemente, comandava.

E Fantozzi, semplicemente, incarnava, colui che non esiste, né come professionista né come uomo, il suddito che si lascia trascinare all’interno di un ecosistema – ufficio, corridoio, mensa – che non gli appartiene e a cui lui non è degno di appartenere.

Andiamo avanti negli anni, e nel 2016 Checco Zalone, in “Quo vado?” porta sotto i riflettori il dramma dei figli degli anni ’80. Tutti figli di genitori fantozziani alla ricerca del posto fisso come fine ultimo della propria esistenza. E andando anche molto oltre.

Quel’”uno su mille ce la fa”, stabilizzato, viene messo in discussione per tagli al personale e, così, viene posto davanti ad una scelta esistenziale: rinunciare al posto fisso o accettare una vita nomade in giro per l’Italia, incastrato in un estenuante ricollocamento senza fine?

È il lavoro non agito ma subito.

È il lavoro legato ad una sede fissa, sotto l’occhio Orwelliano di chi detiene il potere.

La qualità della vita non è contemplata. Semplicemente, non interessa a nessuno.

Oggi: il potere delle persone

Patty McCord è stata per 14 anni chief talent officier di Netflix. Ha gestito talenti a tutti i livelli e fa tesoro di questa sua esperienza raccontandocela nel libro “Il potere delle persone”.

L’assioma di base, che traina il libro, è che trasmettere ai propri dipendenti dei valori di base e poi renderli liberi di metterli in pratica in maniera autonoma crea team energici e proattivi.

Ma come fare per stimolare il potere delle persone?

Patty stila “8 regole d’oro”, e voglio portare il focus su alcune fra queste:

  • Trattare i dipendenti da adulti, circondandosi di persone che non abbiano il timore di affrontare delle sfide, anche se comportano dei rischi.
  • Aggiornarli costantemente, rendendoli partecipi e consapevoli dei successi raggiunti e della strada ancora da percorrere insieme, perché come funziona il business è la forma più preziosa di apprendimento.
  • Usare la massima trasparenza, credendo nel valore inestimabile del potenziale del singolo, come elevazione alla potenza di quello aziendale.

Un rinnovamento culturale, quindi, un nuovo concetto di leadership e di misurazione non solo dei risultati ma anche del valore del singolo, che spezza le catene del legame imprescindibile con la scrivania, con l’ufficio, liberandosi dal poliziotto cattivo per accogliere il poliziotto buono.

Stripe: 20 mila dollari per lasciare le grandi città

È notizia di questi giorni. Stripe, piattaforma di pagamenti ed e-commerce con più di 2.800 dipendenti, ha annunciato l’assunzione di più di 100 ingegneri da remoto, spiegando come i lavoratori da remoto hanno aiutato la compagnia ad essere più vicina ai clienti e a confezionare prodotti su misura.

Ha, inoltre, deciso di offrire un bonus del valore di 20.000 dollari a quei dipendenti che accettano di lasciare San Francisco, New York o Seattle per trasferirsi in città meno costose nell’ambito di politiche aziendali che si muoveranno sempre più verso la promozione del lavoro da remoto.

Deliveroo e la scelta flessibile

Quando a marzo 2020, in piena esplosione della pandemia, i lavoratori hanno dovuto lasciare la sede di Milano di Deliveroo (famosa compagnia che si occupa della consegna di cibo a domicilio) per proseguire il lavoro in smartworking, si guardava a questo cambiamento con qualche perplessità e un pizzico di nostalgia per quegli spazi condivisi aziendali.

Testando la modalità di lavoro agile l’azienda fa una scelta coraggiosa e comunica ai propri dipendenti la decisione a tempo indeterminato di potere lavorare in totale smartworking lasciando la liberà di lavorare da casa, dal mare o dalla montagna, in totale autonomia.

Un cambio di prospettiva importante che affida al manager nuove sfide e criteri di gestione del personale, ma, al tempo stesso, rafforza la relazione di interdipendenza e fiducia.

Sono molte le tech company, oggi, che stanno promuovendo incentivi economici rivolti a chi deciderà di lavorare in smartworking, comprese le aziende dei social media Facebook e Twitter e quelle di software VMware e ServiceNow, a fronte di un contenimento sui costi e sull’impatto ambientale che ci sta convincendo, piano piano, che questa possa essere una strada veramente percorribile.

Certo che, da Fantozzi ad oggi, ne abbiamo fatto di strada.

Il risvolto della medaglia

 Come per ogni cosa, però, c’è anche un risvolto della medaglia. Come si dice “Non è tutto oro quello che luccica”.

Lavorare da casa, infatti, richiede una logistica adeguata e adeguate strumentazioni a supporto del nostro lavoro (computer, webcam e microfono per le call aziendali o con i clienti, una buona connessione internet), un buon livello di expertise nella conoscenza delle piattaforme più adeguate per soddisfare esigenze quotidiane e, last but not least, una più che adeguata riorganizzazione familiare.

Conciliare le ore di lavoro con la famiglia, mettere a calendario riunioni e al tempo stesso seguire i compiti dei figli, armonizzare la propria agenda con quella del partner in questi mesi di attività forzata da casa, hanno messo a dura prova anche le più rodate doti di organizzazione e di resilienza.

Ed è così che – come credo sia accaduto almeno una volta a ciascuno di noi – abbiamo scoperto e conosciuto dietro il manager la persona. In una forma di branding aziendale non calcolato che ha portato alla luce un valore completamente nuovo, e imprevisto, che ha guidato anche le nostre preferenze di business: il valore dell’essere umano.

Il manager in giacca sopra, e mutande sotto, con il quale non si può fare a meno di empatizzare, di entrare subito in confidenza, e al quale si perdonano anche deliziose e indimenticabili distrazioni e gaffe.

In fondo, a chi non è mai capitato di vestirsi a metà per una call last minute o di gesticolare sotto la scrivania minacciando i propri familiari per farli “scomparire” dal raggio visivo della nostra webcam?

In nome di una qualità della vita a misura di famiglia, che non lascia a casa le competenze del professionista.

Che sia l’inizio di una nuova era?

Quale tempismo perfetto, se non in questo periodo, per far uscire le Messenger Rooms? Ecco come Zuckemberg affronta il tema delle videoconferenze.

Che cos’è Messenger rooms

Pensare che facebook è partito nel 2009 dove i contenuti erano aperti a tutto il mondo, per poi creare le pagine e farci seguire i temi di nostro interesse, i gruppi per discussioni riservate e poi messenger per la comunicazione one to one.

Ora, in questo momento storico particolare, facebook risponde alle esigenze con le messenger rooms ed emula sempre di più quello che facciamo nella vita reale.

 Questa nuova funzione ti permette di parlare con un massimo di 50 persone contemporaneamente e non c’è un tempo predefinito per le chiamate.

Quando imposti una nuova chiamata, appare una notifica nella home page nei tuoi amici, in modo tale che se vogliono, possono partecipare liberamente.

Se invece crei stanze aperte, tutti i tuoi amici lo vedranno nella schermata home di Facebook e potranno accedervi o da telefono o da computer senza scaricare nulla.

Se scegli invece di usare Rooms dall’app messenger dello smartphone, potrai giocare con gli effetti e usufruire di nuove funzionalità (come gli sfondi a 360 gradi e illuminazione), punto debole delle varie app di videoconferenza.

Come aprire una Messenger Room

Creare una tua stanza è facile: apri l’app Facebook Messenger, clicca in basso a destra su “amici” e poi su “Crea una stanza”. Ogni volta che crei una stanza Facebook, otterrai un link diverso per ognuna.

Il passaggio successivo consiste nello scegliere chi può partecipare. Le opzioni sono due: “persone con il link” e “solo le persone su Facebook”.

 Nel primo caso la logica è come quella di  Zoom: possono partecipare tutti, senza essere per forza iscritti a Facebook o comunque senza passare per il loro account ufficiale.

Nel secondo invece, la chiamata è riservata agli iscritti. Ma in ogni caso quando crei una stanza, sei tu a scegliere chi può vederla e raggiungerla. Come Admin puoi rimuovere membri (non puoi silenziarli però) e puoi chiudere la stanza se non vuoi che qualcun altro entri. Inoltre chi è admin può condividere il proprio schermo.

Quando il meeting online è terminato cosa bisogna fare? La Messenger room, una volta che ha svolto la sua funzione, se sei tu l’organizzatore hai diritto di chiudere la stanza solo se rimani fino alla fine dell’incontro online. Se invece esci, il meeting continuerà comunque.

 I comandi di Facebook Messenger Rooms

Come sempre anche le facebook room, sono intuibili e facile da usare. L’invito a partecipare a una conversazione puoi spedirlo ai tuoi contatti via whatsapp o per email seguendo le indicazioni dello smartphone. I comandi di Rooms sono pochi e intuitivi. I tre in alto a destra servono per cambiare la fotocamera dello smartphone, azionare o disattivare il video e chiudere la conversazione. Molto semplice.

Facebook Messenger Rooms: la privacy 

Le recenti polemiche sull’uso dei dati da parte di Facebook, ha spinto gli sviluppatori a precisare che la piattaforma non potrà ascoltare le conversazioni. Ma qualora in una stanza vengono violate le regole, puoi fare una segnalazione, anche se non è chiaro in che modo poi il servizio clienti possa intervenire.

Insomma, si possono usare le room in totale sicurezza e per svariati motivi (non solo di lavoro!). In questo momento, dove chi ne ha la possibilità preferisce lavorare in smartworking, è necessario prendere delle pause e staccare dal computer.

Quello di facebook è un mondo in continua espansione ed evoluzione, ben presto ci saranno altre novità!

Tu come utilizzi le facebook rooms? lascia il tuo commento qui sotto e facci sapere!

Quante volte ti è capitato di partecipare a WebMeeting in cui microfono e webcam non funzionavano, gli altri partecipanti erano distratti e il relatore magari era contro luce?

Queste piccole accortezze possono davvero fare la differenza, non rischiare di perdere un’importante occasione per creare un collegamento con le persone all’ascolto.

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Organizzare riunioni online: step fondamentali

Se oggi sei tu a dover organizzare riunioni online, devi tener conto di un paio di cose per una riuscita di successo. Segui la nostra guida, contiene 6 elementi fondamentali per garantirti il raggiungimento dei tuoi obiettivi. Prendi carta e penna, incominciamo subito:

1. Crea un’atmosfera rilassata

L’obiettivo è quello di mettere ogni partecipante a proprio agio e a stabilire connessioni con te, che sei il relatore, ma anche tra di loro. Inoltre è importante per superare barriere psicologiche dettate dalla mancanza di relazioni. Ricordati di coinvolgere tutti, anche le persone più timide che altrimenti in una riunione online, potrebbero rimanere nell’ombra.

2. Il linguaggio paraverbale nelle riunioni online

Non importa se non sei vis a vis con i partecipanti del tuo meeting. La comunicazione paraverbale è ugualmente importante come quella verbale. Devi tenere conto dello sfondo, delle luci e di presentarti in maniera decente. Tieni conto anche del possibile buffering dovuto alla connessione, quindi gesticola per presentare meglio dei concetti, ma senza esagerare.

A tal proposito ti consiglio una lettura di approfondimento sul tema “Trucchi per presentarti nei migliori dei modi durante una videoconferenza“.

3. Occhio alle altre applicazioni

Un altro errore frequente è quello di lasciare aperti altri programmi durante un meeting in videoconferenza. Immagina l’imbarazzo dei partecipanti nel visualizzare una tua email o un tuo messaggio personale su Skype o WhatsApp! Per evitare una tale situazione – e garantire maggiori risorse alla sessione online – è necessario ricordarsi di chiudere ogni applicazione sottostante non strettamente necessaria.

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4. Non dimenticare l’interazione

Una piattaforma deve comunque disporre di una serie di funzionalità come sondaggi, question time, lavagna per mantenere alto il livello di coinvolgimento dei partecipanti. Sfrutta anche le funzionalità avanzate.

Per scoprire con quali modalità di interazione puoi coinvolgere il tuo pubblico, leggi qui.

5. Adotta una “videonetiquette”

Fai le presentazioni. Se i partecipanti hanno già familiarità tra loro, non sarà necessario fare presentazioni; ma se alla riunione intervengono persone che normalmente non lavorano insieme, dedica qualche minuto a presentare tutti.

Presta attenzione. Quando qualcuno sta parlando, tutti gli altri partecipanti dovrebbero prestare attenzione; questa regola è particolarmente valida per le videoconferenze online.

Non interrompere. Durante un meeting online (e non solo!), nessuno dovrebbe parlare o interrompere l’altra persona. Assicurati che tutti i partecipanti siano informati adeguatamente sulla scaletta della riunione in modo da intervenire nella fase dedicata alla discussione o agli approfondimenti.

Per te, ecco 9 regole di public speaking online che devi per forza conoscere.

6. Fai i test prima del WebMeeting

In una riunione dal vivo, entri nella stanza e la riunione ha inizio. Ma nei WebMeeting, c’è l’incognita della tecnologia. C’è il rischio che il tuo microfono non funzioni bene, che il tuo computer abbia bisogno di un riavvio o la necessità di settare qualche impostazione che non funziona correttamente. Nelle riunioni e nei meeting online, ti consigliamo di arrivare sempre con un po’ di anticipo.

Come capire se le riunioni online fanno davvero al caso tuo?

Ecco alcuni esempi semplici ma essenziali. Hai bisogno di fare WebMeeting se devi:

  • Lavorare con un gruppo ristretto di persone
  • Creare un documento condiviso
  • Trovare una soluzione collaborativa
  • Collaborare a nuove idee su un prodotto o servizio 

Se hai bisogno di organizzare riunioni online professionali ed efficaci, non devi fare altro che compilare il modulo qui sotto.

S M A R T W O R K I N G , un fenomeno che si è risvegliato in questo ultimo mese per necessità, ma già una pratica consolidata in molte delle aziende italiane e nelle Pubbliche Amministrazioni, con un quadro normativo di riferimento, regole, condizioni ma anche tanti vantaggi sia per il lavoratore dipendente che per il libero professionista.

Una modalità di lavoro che agevola i dipendenti ma anche alle aziende, che migliora la produttività, favorisce la flessibilità individuale e cambia la routine di lavoro proponendo nuovi modelli di business, più efficaci e anche più efficienti.

Lo smartworking sembra essere quindi la chiave di volta per tutti coloro che hanno necessità di lavorare con una certa flessibilità, per le mamme per esempio (e non soltanto per loro) ma anche per il libero professionista e il direttore d’azienda che non ha necessità di recarsi in ufficio ogni giorno, ma riesce a seguire e a coordinare tutte le attività pur non essendo fisicamente presente. 

Una marcia in più per le grandi aziende, per le attività in franchising e per tutti coloro che devono relazionarsi con partner e professionisti a parecchi chilometri di distanza, senza necessariamente dover affrontare lo stress di una trasferta. Una pratica per alcuni già consolidata, soprattutto per i freelance del digitale già abituati alla modalità “da remoto”,  per altri nuova e innovativa, complice la logica della “rete” che ti segue ovunque grazie a uno smartphone che consente a tutti di comunicare e lavorare in mobilità

La domanda è… oggi, esistono mestieri non digitali? Sì assolutamente, ma anche i vecchi mestieri nel tempo si sono evoluti nell’ottica di un modello di lavoro che non può assolutamente fare a meno delle nuove tecnologie. Un esempio banalissimo? Il mio ortolano di fiducia ha una pagina Facebook, prende gli ordini su Whatsapp e poi consegna tutto a domicilio. Ecco uno dei mestieri più antichi del mondo che si è adeguato ai modelli di business digitali, figuriamoci in quanti modi le aziende più “informatizzate” possono sfruttare le nuove tecnologie per far crescere la produttività.

Dalla riunione alla videoconferenza: tutti i vantaggi dei webmeeting

Come fai a stabilire se una cosa funziona o meno? Se ragionassimo alla femminina basterebbe fare un breve elenco di vantaggi e svantaggi e a quanto risulta a noi, e a nostri clienti, le videoconferenze portano solo ed esclusivamente benefici, a fronte della scomodità e della dispendiosità dei classici meeting face-to-face

I meeting online, in parole povere, permettono a più persone di parlarsi, condividere documenti e informazioni, anche a parecchi chilometri di distanza e in orari non proprio d’ufficio, se occorre. Con le video conferenze risparmi denaro, tempo e non ti stressi, e se ti sfugge qualcosa puoi sempre rivedere la registrazione della riunione.. Vuoi saperne di più? Pensi che possa essere uno strumento prezioso per la tua azienda o per il tuo lavoro? Scopri tutti i benefici delle riunioni online per il tuo lavoro. 

Dalla formazione in aula al webinar: semini meno e raccogli di più

Sono sempre di più le aziende che per ragioni logistiche (ma anche e soprattutto economiche) scelgono di sfruttare mezzi e strumenti che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione per rendere più efficiente il nostro lavoro. Sei un ente di formazione? Oppure semplicemente la tua azienda ha necessità di  fare formazione ai propri dipendenti? Potresti anche essere un libero professionista che ha bisogno di utilizzare i webinar per trovare nuovi clienti, nell’ottica di offrire risorse gratuite per promuovere i tuoi prodotti o servizi.

Ti garantisco che costa meno organizzare una sessione di formazione online, che un evento in aula, peraltro potrai accogliere nella tua aula digitale quante più persone riuscirai ad accreditare al tuo evento, senza dover scendere a compromessi con logiche di spazio e capienza. Ma quali sono realmente i benefici della formazione online rispetto al classico corso in aula? Volendo fornirti una risposta secca e precisa direi che con un webinar puoi:

  • raccogliere un numero maggiore di partecipanti
  • offrire formazione a basso costo
  • raccogliere lead profilati a costo zero 

Vuoi saperne di più? Non Per perderti il nostro articolo su i vantaggi e i plus della formazione online

Dall’evento in aula all’evento online: le dritte per un webinar di successo

Gli eventi degli ultimi giorni hanno costretto gli italiani a confrontarsi con i vantaggi del lavoro da remoto e senza dubbio lo smartworking è la risposta a qualsiasi imprevisto, contrattempo e contingenza che non ti consente di lavorare insieme ad altre persone nello stesso posto. Può accadere, noi stessi siamo stati costretti ad annullare in nostro tour in 5 città italiane ma lo abbiamo convertito senza disagio alcuno in un unico evento online, con lo stesso programma ma con più partecipanti.  Vuoi scoprire di cosa si tratta? clicca qui. 

Sei costretto ad annullare un evento che avevi pianificato da mesi? Sappi che esiste un modo per convertire il tuo evento in aula in uno digitale. Vuoi sapere in che modo? Leggi la  guida di Luca Vanin su come spostare il tuo evento in un’aula digitale.

Insomma, al di là del momento di emergenza che stiamo vivendo, webmeeting e webinar (per fare formazione online, vendere prodotti o servizi o discutere di progetti e fare riunioni), sono sempre attività da integrare a forme tradizionali.

Tu cosa ne pensi? scrivicelo qui nei commenti!

Ci è voluta un’emergenza sanitaria per smuovere l’Italia sul tema lavoro agile.

Nelle ultime due settimane abbiamo posticipato le nostre sveglie, abbiamo svuotato i mezzi pubblici, abbiamo usato meno le nostre auto. Abbiamo scoperto che una casa, una connessione internet e un computer possono far andare avanti un business. Insieme a tanta organizzazione e alla giusta informazione.

Tantissime organizzazioni (dalle grandi aziende alle PMI, ma anche pubbliche amministrazioni) hanno risposto alla paralisi delle misure di contenimento mettendo il turbo nello sperimentare un’approccio al lavoro che fino ad adesso veniva pronunciato timidamente: lo smart working, o lavoro agile.

lavoro agile

Lavoro agile: cos’è?

Il Miur lo definisce così:

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

Possiamo riassumere le caratteristiche cardine in questi due punti:

  • Nessun obbligo di presenziare in ufficio
  • Il lavoro viene valutato per raggiungimento di obiettivi

Quale tecnologia serve per fare smart working?

La prima preoccupazione di un’organizzazione che si ritrova ad adottare soluzioni di smart working è lo scoglio tecnologico. Gli strumenti base necessari sono i seguenti:

  1. Ogni lavoratore coinvolto deve avere un computer e una connessione internet stabile
  2. L’organizzazione deve utilizzare almeno un software per videoconferenze, riunioni e collaborazione in diretta.
    Se sei alla ricerca urgente proprio di questo software, possiamo aiutarti in questa pagina.
    Se stai ancora esplorando, ti consiglio di approfondire Zoom o GoToMeeting.
    Se le tue esigenze sono molto basiche, scoprirai che anche Skype è un’ottima soluzione per iniziare. 
  3. L’organizzazione deve avere uno spazio cloud, raggiungibile dal lavoratore in remoto, dove condividere documenti e file di lavoro.
    In questo modo tutto quello che viene prodotto sul computer del lavoratore viene immediatamente condiviso e non rimane “in locale”. Una soluzione molto semplice da adottare e un ottimo esempio è Google Drive. 

Se hai questi tre elementi, sei pronto dal punto di vista tecnologico ad inserire nella tua organizzazione il lavoro agile. Non ti serve nulla di più.

E ricorda: partire con semplicità è il miglior modo per affrontare ogni situazione nuova, compreso lo smart working!

Il vero scoglio dello smart working: mentalità, psicologia e formazione

Abbiamo scoperto che la tecnologia dietro al lavoro agile è alla portata di ogni lavoratore ed azienda e non solo: in tantissimi casi anche già presente nella vita lavorativa e personale di ognuno di noi.

Quello che davvero scuote ogni realtà che adotta lo smartworking è la paura di un profondo cambiamento culturale all’interno dell’azienda e il grosso cambiamento psicologico che ogni figura deve affrontare.

Il lavoro agile richiede la giusta psicologia e mentalità per tutti, dall’imprenditore allo stagista.

Abbiamo approfondito questo tema nell’articolo meraviglie e rischi dello smartworking 

Mi piace condividere anche qui i credo del manager e del lavoratore smart 

Credo del manager smart: 

  • ho fiducia in te
  • se tu sei soddisfatto, lavorerai meglio per me
  • se la tua vita è migliore, lo sarà anche la tua performance
  • definiamo insieme gli obiettivi da raggiungere, sarò il tuo coach
  • organizzati in libertà, sarai valutato sui risultati
  • puoi anche lavorare a casa o dove preferisci
  • ti fornisco le tecnologie per essere sempre connesso con noi
  • ti fornisco strumenti condivisi di collaborazione in remoto
  • in azienda troverai ambienti smart di incontro, condivisione e relax
  • offro flessibilità, chiedo responsabilità

Credo del lavoratore smart:

  • Rispetto la fiducia che mi viene data
  • Vivo la libertà di movimento come uno sprint per il lavoro
  • Ho piena fiducia nei miei colleghi e nei miei superiori
  • Mi concentro sui risultati
  • La mia presenza fisica non è un obbligo, ma un PIACERE
  • Dedico più tempo alla mia vita personale
  • Mi sento ancor più responsabile del mio lavoro

Molto prima di questa emergenza abbiamo creato un corso online di oltre 6 ore completo proprio su questa tematica: come organizzare il lavoro da casa non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto strategico e psicologico.

Volevamo offrire uno spunto pratico che nascesse dalla nostra esperienza diretta di oltre vent’anni di attività in smart working e, d’altra parte, portare i risultati delle nostre ricerche nel settore: operando tutti i giorni con migliaia di persone che lavorano a distanza, la nostra esperienza doveva necessariamente essere arricchita da studi e ricerche approfondite. Il corso è proprio il risultato di questo lavoro.

Corso online sullo Smart Working

Siamo pronti al lavoro agile in Italia?

La risposta ce la fornisce l'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Ti consigliamo di consultare i dati della loro ricerca (2019) da questa pagina, qui ti riassumiamo i punti principali:

  • Sono 570mila i lavoratori italiani in smart working 
  • Soluzioni di lavoro agile vengono adottate dal 58% delle grandi imprese, dal 12% delle PMI (in aumento rispetto al 2018) e dal 16% delle Pubbliche Amministrazioni (con iniziative ancora limitate in termini di persone coinvolte). 
  • Il 76% di chi lavora in smart working è soddifatto del proprio lavoro, contro il 55% di chi è obbligato a lavorare tutti i giorni in ufficio.

Condividiamo anche il pensiero chiaro e preciso di Fiorella Crespi, Direttore dell'Osservatorio Smart Working. 

Per praticare davvero lo Smart Working occorre superare l’associazione che sia solo lavoro da remoto, ma interpretarlo come un percorso di trasformazione dell’organizzazione e della modalità di vivere il lavoro da parte delle persone. Sono ancora poche le organizzazioni che lo interpretano come una progettualità completa, che passa anche dal ripensamento degli spazi e da un nuovo modo di lavorare basato sulla fiducia e la collaborazione. Agire sulla flessibilità, responsabilizzazione e autonomia delle persone significa trasformare i lavoratori da ‘dipendenti’ orientati e valutati in base al tempo di lavoro svolto a ‘professionisti responsabili’ focalizzati e valutati in base ai risultati ottenuti. Fare Smart Working a un livello più profondo significa fare un ulteriore passo oltre, lavorando sull’attitudine e i comportamenti delle persone promuovendo un pieno engagement per far sì che i lavoratori diventino veri e propri ‘imprenditori’ con un’attitudine all’innovazione e alla creatività

Perché il lavoro agile DEVE essere incentivato in Italia

Questa corsa allo Smart Working ci sta insegnando tanto.
Da qui puoi leggere l'illuminante articolo del Sole24ore che centra a pieno tre grandi insegnamenti che dobbiamo trarre.

Questi sono i motivi in cui noi ci crediamo fermamente:

  1.  Lavorare da casa riduce il co2 di 214 milioni di tonnellate l'anno.
  2. Avere la scelta di lavorare da casa migliora l'equilibrio tra lavoro e vita privata.
  3. I momenti di incontro fisico con i colleghi migliorano e diventano più produttivi: vedersi di persona diventa un piacere e non più un obbligo.
  4. Adottare soluzioni di lavoro agile obbliga le organizzazioni a stabilire obiettivi chiari e misurabili, orientando il business verso i risultati che si vogliono raggiungere.
  5. Ogni lavoratore non è più responsabile di occupare la propria scrivania, ma di raggiungere i propri obiettivi.
  6. Il lavoro agile è un win-win per l'imprenditore e il dipendente: migliorando la vita del dipendente, migliora il business.

Ti appassiona l’argomento e vuoi avere un metodo per il tuo lavoro agile? Lascia qui la tua esperienza, i tuoi commenti e le tue considerazioni!

E se vuoi approfondire, scopri il nostro corso Lavorare Ovunque Sei (lo trovi qui).

Ti aspettiamo!

La seconda settimana di agosto noi di WebinarPro abbiamo organizzato la settimana dello Smart Working. Ognuno di noi ha potuto collegarsi da dove voleva: ufficio, casa, parco. Com’è stato? Sicuramente divertente!

Ti racconto com’è andata.

smart working

 

Tutto è nato per gioco, o forse per invidia. La nostra Debora ha alcuni parenti all’Isola d’Elba e ha chiesto il permesso per collegarsi da remoto la settimana prima delle ferie. Permesso accordato. E’ partita il venerdì, subito dopo il lavoro. Ha fatto giusto due giorni al mare e dal lunedì ha girato l’isola con il suo pc portatile, in cerca di un posto all’ombra magari con il free WiFi (anche se non era proprio necessario, visto che aveva la classica “saponetta” – noi la chiamiamo così).

 

Vi pare che noi colleghi di Milano avremmo potuto accettare di vederla su GoToMeeting con il suono del mare in sottofondo?

È già una tortura quando lo fanno Fabio o Ylenia da Mondello. Ma che una milanese ci abbandonasse così no, non era accettabile.

Come si dice? Mal comune mezzo gaudio.

Così abbiamo chiesto che quella settimana il personale di tutti gli uffici potesse collegarsi da remoto. E così fu. Non avevamo un biglietto per l’Isola d’Elba, certo. Ma pensavamo fosse una bella opportunità avere l’occasione, tutti insieme, di provare il lavoro smart.

 

La mia esperienza

Di solito arrivo in ufficio alle 9. La pausa pranzo è alla stessa ora per tutti, la pausa caffè anche e se si decide di andare al parco si va tutti insieme. Questa settimana è stata un po’ diversa.

Io ho il mio piccolo studio. Pareti azzurrine, mobili bianchi stile provenzale e tanti, tanti libri. Sulla scrivania c’è il mio computer fisso (non proprio nuovissimo) che mi ha accompagnato per tutta la carriera universitaria. Di solito mi collego da lì. Non ho neppure una webcam hd. Per quella settimana mi sono portata da casa quella che ho in ufficio.

Non è stata la prima volta che lavoravo da casa, ma lo smart working è tutta un’altra cosa.

Forse è stato il caldo, o forse il mese di agosto. Ho cercato di mantenere gli stessi orari d’ufficio e la maggior parte delle volte ci sono riuscita. La cosa più bella per me è stata non dover prendere i mezzi pubblici tutti i giorni: per arrivare a Milano partendo dal mio paesino ci metto un’ora e mezza. Quella settimana ho potuto raggiungere i miei posti preferiti in una manciata di minuti e ho potuto lavorare senza il baccano milanese nelle orecchie. Bar, biblioteca, coworking, parchi. Ogni posto era buono per sedermi con una bella tazza di caffè e mettermi a lavoro. Non solo: ho potuto organizzare incontri con amici, giocare con il mio gatto e, addirittura, preparare la cena ad un orario decente. Però piano piano mi sono lasciata prendere dalla pigrizia e gli ultimi due giorni sono tornata a lavorare nel mio piccolo studio azzurrino.

Come mi sono trovata? Be’, in tutta onestà ho avuto qualche problemino. Per chi come me lavora solo in digitale, la connessione internet è fondamentale, a volte però mi mancava. Senza contare le distrazioni di casa: lavatrice, postino, la spesa, la mamma e i gatti. Pensa che in un paio di occasioni eravamo riuniti su GoToMeeting e il mio gatto è salito sulla libreria alle mie spalle e ha iniziato a lavarsi in diretta…

 

Ho chiesto ai miei colleghi le loro impressioni, per capire cosa ne pensassero.

 

L’esperienza di Smart Working di Debora

Se sei iscritto alla nostra newsletter hai senz’altro conosciuto Debora. Ecco la sua esperienza:

“Posso tranquillamente dire che l’esperienza per me è stata più che positiva! Lavorare da casa, soprattutto da un luogo diverso da quello dove ho l’ufficio, mi ha permesso di staccare dalla frenesia della città e rilassarmi.

Ho capito che con un portatile, una cuffia con microfono e una chiavetta internet posso essere operativa da dove voglio e gestire al meglio i miei orari.

Il vantaggio maggiore è stato non dover affrontare tutti i giorni il traffico per andare in ufficio: un risparmio di stress e soprattutto di tempo!

Da un punto di vista emotivo, in alcuni momenti ho provato un leggero senso di isolamento: essendo la prima esperienza “lunga” di lavoro da casa, penso sia più che normale. Sono bastate poche “regole” per alleviare il mio senso di solitudine: chiedere spesso conferme ai miei colleghi sul lavoro che stavo svolgendo e ricevere feedback.

Un altro aspetto negativo è la difficoltà per tante persone attorno a me di capire questa forma di lavoro e, alcune volte, di rispettarla! Dovevo essere continuamente esplicita sul non disturbarmi mentre ero al pc, altrimenti venivo interrotta spesso.

 

Ecco i miei consigli per chiunque voglia lavorare da casa (o da qualsiasi postazione diversa dal proprio ufficio):

  • Sii chiaro con chi ti sta intorno: sei davanti al pc per lavorare e non puoi sempre essere disturbato!
  • Scegli un posto tranquillo e, se puoi, lavora all’aria aperta: vedrai subito i benefici
  • Se usi un portatile, stacca spesso gli occhi dallo schermo per evitare di stancare subito la vista!”

L’esperienza di Smart Working per gli account commerciali

Io e Debora ci occupiamo essenzialmente di contenuti. Le nostre modalità di lavoro sono pressocchè le stesse e gestirle anche lavorando da remoto è abbastanza facile. All’inizio mi sono chiesta come avessero fatto gli account commerciali, Salvo e Ylenia.

Salvo lavora con me e Debora nella sede di Milano. Non è abituato al lavoro fuori dall’ufficio e quello che mi ha detto mi ha incuriosito.

Faccio una premessa: probabilmente la settimana di agosto prima delle ferie non è la più indicata per “testare” lo smart working di gruppo.

Mi spiego meglio.

Mi sono trovato bene, ovviamente: svegliarsi e sapere che dopo aver fatto colazione e fumato una sigaretta, devo fare due passi per arrivare in “ufficio” (il salotto), e poterlo fare anche in mutande visto il periodo (a meno che ci sia una riunione :D), è una cosa invidiabile, sicuramente. Così come trovo fantastico avere la possibilità di lavorare con il proprio pc, un giorno in un posto e il giorno dopo in un altro, che sia in casa o all’aperto. Insomma, chi non lo desidererebbe?

Ma mi sono reso conto che non essendo in ufficio la distrazione è dietro l’angolo, soprattutto se gli impegni lavorativi e le priorità non fioccano, visto il periodo: per questo ti dicevo che mi piacerebbe “testarlo” nuovamente in una classica settimana di piena attività in cui non abbiamo la possibilità di distrarci e, magari, procurandomi gli strumenti giusti!

Comunque, per concludere dò un voto alla mia esperienza, di riepilogo a tutto quanto sopra: 7/10!”

 

Ylenia è l’account di Palermo. Se ti ricordi l’ho citata all’inizio dell’articolo. Lei si diverte, gira e lavora ovunque, da sempre. Ho pensato di riportare qui la sua testimonianza per avere un confronto con le nostre. Lei dice:

“Lavorare da casa è un’esperienza sicuramente da provare!

Lavorare da casa ti mette nelle condizioni di gestire tempo, impegni e priorità in maniera molto più efficace ed efficiente, focalizzandoti molto sulla tua personale “scaletta” giornaliera.

È la mia modalità consueta di lavoro, quindi non ho avuto la “novità” delle pre-ferie, ma sicuramente consente di ottimizzare le giornate, soprattutto per questioni di tempo. Le giornate sembrano molto più lunghe e il lavoro assume sfumature più “dolci”. Inoltre, alternare periodi di lavoro in condizioni “standard” a periodi “smart” secondo me affina competenze proprie dell’una e dell’altra modalità che portano ad una crescita personale e professionale più completa (capacità di autogestione, di problem solving last minute, senza la sicurezza del collega di fianco, e capacità di condivisione a distanza del lavoro)”

Hai mai avuto l’occasione di lavorare in questo modo? Nel nostro corso Lavorare Ovunque Sei puoi trovare tutti i nostri consigli, i tool da usare e le esperienze di professionisti che hanno fatto dello Smart Working il proprio stile di vita. Puoi accedere al corso cliccando QUI.

Il mondo del lavoro sta cambiando!

È finito il tempo di star seduto dietro la scrivania tra le stesse quattro pareti di sempre, fissando l’orologio per otto ore mentre aspetti il momento in cui timbrare il cartellino.

È arrivata l’era degli open space aziendali, senza limiti fisici di nessun tipo e con la possibilità di scegliere da dove lavorare.

Pensi si tratti di un film del futuro? Assolutamente no: si chiama Smart Working e molte grandi aziende ne stanno già sperimentando i benefici. Non ci credi? Qui puoi leggere, ad esempio, del progetto Hive di Intesa San Paolo e in rete puoi trovare molti altri articoli che parlano di come le aziende stanno entrando nel mondo del lavoro smart.

smart working per le aziende

Cos’è lo Smart Working?

Lo Smart Working è un nuovo approccio al lavoro. Non solo all’interno di un’organizzazione, ma in qualsiasi business. Ne abbiamo parlato in questo articolo e anche in questo, ma ora scendiamo nel dettaglio dello Smart Working per le aziende.

Riorganizzare la cultura del lavoro all’interno di un’azienda è un processo che richiede tempo e costanza.

Qualsiasi sia il tuo ruolo all’interno dell’azienda, sai benissimo che le attività sono organizzate secondo schemi ben definiti. Ci sono ruoli e gerarchie, regole da rispettare e obiettivi aziendali da raggiungere: troppo spesso capita che l’individuo venga assorbito totalmente dal proprio lavoro. A te è mai successo?

Quasi sicuramente la risposta è sì: raramente si tiene conto della singola persona, delle sue peculiarità e delle sue necessità. Il lavoro diventa un dovere, con un’unica conseguenza: minore produttività aziendale.

Adesso ti dirò come ribaltare questa situazione!

Immagina che al centro del tua lavoro ci sia solo tu: la tua persona, i tuoi interessi, le tue passioni e le tue esigenze. E immagine che il resto venga di conseguenza.

Così tutto cambia: discuti col tuo team e fissi insieme ai tuoi collaboratori gli obiettivi da raggiungere. Il cambiamento sta proprio qui: è nelle mani di ogni singola persona scegliere le modalità e le tempistiche di svolgimento delle attività.

Gli obiettivi aziendali si incontrano con quelli personali e professionali di ogni lavoratore, che da ora in poi chiameremo worker (per entrare nell’ottica dello Smart Working per le aziende). Le conseguenze? Sono senz’altro migliori!

  • Il worker si sente parte di un progetto più ampio, in cui la sua presenza è importante e riconosciuta da tutta l’organizzazione
  • Il senso di benessere e di adeguatezza che nasce da questa nuova condizione porta ogni individuo a dare il massimo. Infatti lo Smart Working per le aziende permette di sfruttare al meglio la competenza di ogni worker

Il risultato? Migliori prestazioni e migliore efficienza. In sole tre parole: maggiore produttività aziendale.

 

Le 3 B nello Smart Working per le aziende: Behaviours, Bytes, Bricks

Lo so, sembra proprio un’impresa titanica. Del resto, quale grande cambiamento non lo è?

Il segreto sta nel cambiare il mindset dell’organizzazione.

Ma partiamo per gradi e vediamo quali sono i tre asset principali dello Smart Working per le aziende. Solo modificando ciascuno di questi è possibile innovare e creare le organizzazioni del futuro.

Si tratta delle 3 B individuate da Hartong, Solimene e Tufani nel libro The Smart Working Book.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

 

Behaviours: i comportamenti

Fino ad oggi siamo stati abituati ai classici orari di ufficio. Timbrare il cartellino alle 8, uscire alle 17, un’ora di pausa. Il tutto sotto la supervisione del manager che deve controllare che il tempo venga impiegato nel miglior modo possibile.

Con lo Smart Working la prospettiva cambia completamente.

L’attenzione si sposta sugli obiettivi, mentre le modalità con cui raggiungerli viene lasciata alla scelta del singolo.

Il worker può allora decidere se lavorare da remoto – collegandosi da casa, da un cowork, dal parco o da dove vuole – o se andare in ufficio.

Ricorda: non è importante il come. L’importante è che il risultato finale sia raggiunto nel tempo stabilito. Questa è la leva fondamentale, le altre due si muovono di conseguenza.

 

Bytes, la tecnologia

Possiamo dire addio all’era della carta, delle riunioni interminabili, delle file in auto per arrivare in orario ad un meeting con il cliente.

Oggi un’azienda può (deve!) avvalersi della tecnologia. I nuovi strumenti e le nuove tecnologie consentono ad ogni worker di collaborare anche da remoto. Gli strumenti collaborativi da poter usare sono molti e alcuni anche gratuiti. L’importante è che il lavoratore abbia sempre l’attrezzatura giusta per lavorare da remoto. Non stiamo parlando di chissacchè: basta un computer portatile che abbia al suo interno tutti i tool necessari. Così è possibile condividere documenti in tempo reale, lavorare su un progetto o fare riunioni online, senza alcuno spostamento.

Nell’ottica dello Smart Working per le aziende è il datore di lavoro che deve garantire ai dipendenti o ai collaboratori gli strumenti per lavorare da remoto.

 

Bricks, ovvero gli spazi fisici

Nello Smart Working il posto preciso in cui lavori passa in secondo piano. L’attenzione si sposta nell’ambiente attorno a te, che deve essere confortevole.

Ricordi? Lo scopo è il raggiungimento degli obiettivi. Per cui diventa irrilevante che il worker lavori al parco, in un coworking o da casa. La scelta deve essere effettuata in base alle proprie esigenze e priorità.

L’idea di ufficio scompare? Quella tradizionale, sì.

Adesso si preferiscono gli open space senza postazioni di lavoro fisse. L’ufficio si trasforma in luogo di scambio dove poter incontrare i propri colleghi quando opportuno o necessario.

 

Change Management: la grande sfida verso lo Smart Working per le aziende

Riuscire ad integrare questi tre asset (Behaviours, Bytes, Bricks) non è un’operazione semplice. Non si tratta soltanto di un cambiamento degli spazi o degli strumenti. Quello che innanzitutto deve cambiare è la mentalità.

Ecco perché il processo di transizione aziendale verso lo Smart Working deve essere strutturato e ben definito. Cosa comporta questo passaggio? Si tratta di cambiamenti del linguaggio, dei comportamenti, dei toni, del modo in cui si gestisce la comunicazione e il raggiungimento degli obiettivi.

Nulla deve essere lasciato al caso. Soprattutto la scelta del manager, che diventa la figura fondamentale in questo processo di cambiamento.

 

Il manager moderno: la figura fondamentale dello Smart Working aziendale

Se sei un manager magari ti starai chiedendo se sei in grado di gestire un cambiamento del genere nella tua azienda.

Ti avviso: questo processo richiede uno sforzo considerevole. Soprattutto se sei un manager che ha impostato sin dall’inizio un approccio basato sulla gerarchia dell’organizzazione.

Passare ad uno stile di management smart working significa focalizzarsi sulla fiducia e sul coaching invece che sul controllo e sui processi.

Certo, ci sono aspetti del manager immutabili, come la focalizzazione degli obiettivi, il pensiero strategico, la capacità di guidare, di ispirare. Quello che però dovrai considerare è un approccio completamente diverso alla leadership.

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ci sono quattro caratteristiche fondamentali che devi integrare nel tuo modello di leadership:

  • Sense of community, un modo di relazionarsi più aperto e collaborativo della cultura funzionale e gerarchica tradizionale;
  • Empowerment, un percorso basato su una progressiva delega e responsabilizzazione tra manager e worker;
  • Flexibility, ossia la capacità di rendere dinamiche le modalità di lavoro in funzione delle esigenze del worker e dell’azienda;
  • Virtuality, che si basa sul poter scegliere dove e quando lavorare (grazie alle tecnologie).

 

Smart Working per aziende: da dove iniziare?

Forse stai pensando che davvero lo Smart Working possa rivoluzionare la tua azienda, darle nuovo slancio e renderla più produttiva.

Ti stai però chiedendo da dove cominciare?

Bene, gli autori di The Smart Working Book ci indicano 4 passaggi fondamentali per introdurre lo Smart Working in contesti aziendali.

1.Avvia una conversazione iniziale con il tuo team. Attenzione: non esiste un modello unico di Smart Working. Ogni azienda deve trovare la soluzione migliore per il proprio contesto aziendale. Come riuscirci? È fondamentale partire discutendo insieme sul significato della fiducia e dell’autonomia nel lavoro, cercando di comprendere quali sono le attuali difficoltà in azienda. Dialogo e ascolto sono componenti fondamentali: solo dal confronto diretto potrà nascere  la soluzione migliore per la tua realtà aziendale.

2.Descrivi la situazione attuale cercando di capire cosa è compatibile con un approccio smart. Indica quali sono gli obiettivi. Più saranno chiari, maggiore sarà la condivisione e migliori saranno i risultati.

3.Lavora in modo graduale, fissando dei micro-obiettivi. Nessun cambiamento avviene all’improvviso. Occorre preparare il terreno. Puoi cominciare con un progetto pilota o un’attività specifica e circoscritta per vedere come va. La parola d’ordine è solo una: sperimenta. Pianifica via via altri progetti fino a quando tutti i tuoi collaboratori non sposino completamente l’approccio dello Smart Working aziendale. All’inizio sarà difficile, poi diventerà naturale.

4.Impara a dialogare sullo Smart Working: è fondamentale continuare a scambiare esperienze e idee regolarmente e con costanza. Bisogna imparare a dare e ricevere feedback. L’obiettivo è trovare un nuovo equilibrio che può essere raggiunto solo attraverso uno sforzo comune. Un dialogo continuo e aperto porta a condividere le informazioni e i risultati in maniera trasparente.

 

E ora…ti senti pronto per il grande passo? Non vedo l’ora di conoscere la tua esperienza!

Sei interessato allo Smart Working ma non sai come organizzare il tuo lavoro? Clicca sul pulsante e guarda la registrazione del nostro webinar Smart Working Facile dal nostro Canale Youtube!

 

 

Guarda la registrazione di Smart Working Facile

 

Che piacere che tu sia qui! Qualunque sia la tua professione, se deciderai di fare consulenze online fammelo sapere perché verrò da te!

Voglio raccontarti la mia esperienza. Ti convincerà che i tuoi clienti stanno aspettando questo servizio disperatamente.

Nel 2006 è cominciato un percorso molto duro per me. In quell’anno ho iniziato l’iter per la separazione. La situazione era complessa, per cui mi è stato caldamente consigliato uno studio legale specializzato. Peccato che fosse a 45 km da casa. Ricordo come un incubo i due anni successivi. 

come fare consulenze online

L’incubo del cliente: chilometri, parcheggi, tempo

Ogni volta che l’avvocato riteneva opportuno incontrarmi alzavo gli occhi al cielo. Sapevo cosa mi aspettava:

  • sposta appuntamenti di lavoro
  • organizza la babysitter
  • un’ora andare, un’ora tornare
  • pioggia, nebbia, neve, caldo, buio… che stress!
  • parcheggio in centro? Delirio!
  • anticamera con vecchie riviste (mai un oroscopo utile)

Mezza giornata persa per un’ora scarsa di consulenza! Tu dirai: usare il telefono, no? Certo, ma il telefono non sempre basta. A volte bisogna guardarsi nelle palle degli occhi.

Non finisce qui. Per una questione particolarmente delicata è intervenuto un secondo studio legale. Questa volta a Milano, a 300 km da dove abitavo.

Ma perché? Perché non offrite consulenze in remoto? Non devo firmare nulla! Il telefono non basta, bisogna guardarsi in faccia, condividere documenti, mostrare cose (sul desktop), cogliere i segnali non verbali…

Telefono e email non bastano più, ci vuole la video consulenza online.

Vuoi fare un favore a te stesso e ai tuoi clienti? Offri un servizio di consulenze a distanza.

Vogliamo parlare dei potenziali clienti che rinunciano a te perché sei troppo distante? Pensaci.

Puoi essere psicoterapeuta, counsellor, coach, commercialista, avvocato, medico, nutrizionista, geometra, ingegnere, insegnante, notaio, mediatore, esperto di jack russel terrier o di qualunque altra cosa.

Qualunque sia la tua professione puoi offrire consulenze online. Il telefono e le email non bastano più.

Consulenze online: apprezzate e richieste

L’anno scorso ho avuto un’insegnante privata di francese. Non importava dove abitasse. Non importava dove fossi io (viaggio molto). Bastava un click ed ero su Skype con lei. Esattamente al termine della lezione ero già al lavoro, di fronte al mio desktop. Non saprò mai quanto è alta perché l’ho vista solo seduta, però ricordo un bel visino e il suo sorriso incantevole quando mi correggeva. In chat mi scriveva l’ortografia corretta delle parole, in condivisione schermo leggevamo lo stesso testo. Molto efficace e soddisfacente.

Ti aggiungo un pezzo. In WebinarPro “pretendiamo” da consulenti e collaboratori di incontrarci online. Abbiamo forzato persone ad uscire dalla loro zona di comfort (Venite in ufficio da me? no, ci troviamo online. Ma io non l’ho mai fatto…). Forse qualcuno ci ha maledetto ma ora sono tutti entusiasti. Per molti è stato il primo passaggio, ora si sono lanciati nei webinar. Ma questa è un’altra storia.

Basta Skype per le consulenze online?

Come dice mio figlio, sni. Sì e no.

Un servizio professionale e redditizio di consulenze in remoto richiede:

  • la tecnologia hard e soft giusta (niente di più e niente meno del necessario)
  • la promozione e organizzazione del servizio (che sia semplice per i clienti)
  • le strategie per gestire la relazione online (come essere efficaci e stare nei tempi)

Ti posso garantire che fare consulenze online è possibile per tutti. Anche tu puoi offrire un servizio sempre più richiesto e creare un business online pazzesco. Se stai ancora leggendo è perché vuoi essere tra i primi. Grande!

Quanto tempo ci vuole per imparare tutto quello che serve? Dalle 5 alle 15 ore. Non di più.

Ne parliamo in questo corso.

Poter offrire consulenze online sembra un sogno per qualsiasi azienda e qualsiasi lavoratore: nessuna trasferta, nessun spostamento, meno tempo speso nel traffico, nessuna perdita di tempo nel caso di un appuntamento saltato.

Tutto alla portata di un clic, comodamente da casa tua o dalla scrivania del tuo ufficio.

Ti sei mai chiesto se fare consulenze online sia ideale per la tua attività? Nei prossimi paragrafi esploreremo i settori più adatti a questa nuova modalità di consulenza.

Ma prima vediamo concretamente come fare consulenze online: di cosa hai realmente bisogno?

consulenze online

Come fare una consulenza online: strumenti, location e know how

 Ma io di tecnologia non ci capisco niente”, “non ho mai usato una piattaforma per comunicare online dal vivo” , “Il mio computer sicuramente non ha un buon microfono e la webcam è sempre sgranata”.

Ti ritrovi in almeno uno di questi “blocchi del lavoratore digitale”?
La paura più grande di chi vuole cominciare a offrire servizi di consulenza online è quella di non possedere le conoscenze sufficienti.

Ti svelo tutto quello di cui hai bisogno per risultare professionale.

 

 

Gli strumenti per offrire consulenze online

Questo è un elenco di quello di cui hai bisogno dal punto di vista della tecnologia:

  • Computer. Non deve avere caratteristiche particolari se non un sistema operativo aggiornato alle ultime versioni.
    Quello che ti consiglio è di affidarti ad un buon computer portatile in modo da poterti comodamente connettere da più postazioni.
  • Connessione internet. Deve essere stabile e soddisfare i requisiti minimi per la piattaforma che andrai a scegliere. È sempre consigliato trasmettere con collegamento via cavo, ma è possibile anche via wi-fi se la connessione è stabile e se decidi di non trasmettere la tua webcam.
  • Piattaforma per consulenze online dal vivo. Il panorama delle piattaforme è un mare di possibilità in cui è molto facile perdersi. Ma se pensi di non poterne venire a capo, la cosa più semplice da cui puoi partire è skype. È gratuita, intuitiva e sicuramente l’hai già utilizzata. Ma come ogni strumento, soprattutto quelli gratuiti, fare consulenze online con skype può avere dei limiti.Se vuoi approfondire altre piattaforme professionali ma comunque molto semplici da utilizzare, ti consiglio di dare un’occhiata a GoToMeeting e Zoom.Puoi leggere anche questo articolo che approfondisce il discorso: GoToMeeting, GoToWebinar e GoToTraining: quale piattaforma scegliere?
  • Webcam e microfono: per ottenere il massimo dalla tua voce e dalla tua immagine durante una consulenza online basta un minimo investimento per un microfono e una webcam che trasmettono con altissima qualità.In questo articolo puoi trovare degli strumenti ottimi per iniziare: Attrezzatura webinar, gli strumenti che fanno per te
    ATTENZIONE
    Se investi in un buon computer (ad esempio un Mac) è molto probabile che, per iniziare, la webcam integrata sia di buona qualità. Fai sempre una prova! Per il microfono, invece, ti consiglio di investire subito su uno esterno perché la differenza è notevole.

Ti sfido: prova a fare due calcoli per capire quanto devi investire per iniziare a fare consulenza online. Scommetto che ti immaginavi cifre a parecchi zeri!

Da dove trasmettere consulenze online: la location

Il vantaggio di offrire servizi di consulenza online è poter trasmettere da potenzialmente ovunque: ti basta portare dietro il laptop e trovare un luogo con una buona connessione internet.

Casa tua è perfetta, così come il tuo ufficio, così come in viaggio in una caffetteria tranquilla con wifi libero (alcune piattaforme ti permettono, senza webcam, di trasmettere con pochissima banda).

Per una consulenza online professionale segui questi consigli:

  • Assicurati di essere abbastanza isolato. Trasmetti da un luogo tranquillo e non rumoroso, se ne hai la possibilità chiudi la porta della stanza in cui ti trovi o comunica a chi ti sta intorno che stai trasmettendo in diretta. Cerca di creare una situazione in cui vieni distratto il meno possibile e non vieni mai interrotto.
  • Attento alle spalle. Se durante le tue consulenze online accendi la tua webcam (lo consigliamo sempre per un risultato più professionale ed empatico), attento a quello che hai alle spalle!Se hai un luogo da dove trasmetti più frequentemente, puoi costruirti col tempo un fondale ad hoc e caloroso (ad esempio, una libreria, una pianta, un banner con il tuo logo o il tuo nome).

Se trasmetti da qualsiasi altra parte, assicurati semplicemente di avere uno sfondo il più neutro possibile. In questo modo non darai fonti di distrazioni a chi ti sta ascoltando online!

Fare consulenza online: il know how

Per le tue prime consulenze online devi saper fare poche, semplici azioni.

È fondamentale familiarizzare con la tua piattaforma imparando gli strumenti principali: accendere e spegnere la webcam, accendere e spegnere il microfono, avviare e interrompere la condivisione schermo.

Per cominciare non hai bisogno di altro se non queste poche azioni, super intuitive nelle piattaforme che ti ho consigliato nei paragrafi precedenti.

Con l’esperienza potrai esplorare nuovi strumenti e nuovi modi per rendere le tue consulenze online più complete, ad esempio l’uso della chat, l’uso di lavagne condivise e vari trucchetti del mestiere ( un trucco da spendere subito: guardare direttamente l’occhio della webcam per simulare il contatto visivo con il tuo interlocutore).

In questo articolo puoi trovare piccoli consigli per migliorare le tue dirette online: Come apparire al meglio nelle videoconferenze

Consulenze online gratis e a pagamento

Cominciare a offrire i tuoi servizi di consulenza online può essere una buona strategia non solo per offrire valore e contenuti gratuiti al fine di farti conoscere, ma anche per monetizzare la tua esperienza, le tue conoscenze e le tue passioni.

Dopo aver preso dimestichezza con questo nuovo metodo di comunicazione con i tuoi clienti, puoi recuperare tutti gli investimenti fatti offrendo la tua consulenza online a pagamento.

Ma come devi fare per vendere consulenze online?

Le strategie per vendere consulenza online

Per iniziare a vendere le tue consulenze online puoi sicuramente iniziare comunicandolo ai tuoi clienti attraverso la newsletter.

Comunicalo anche sul tuo sito web con una pagina dedicata (e se non ne possiedi uno inizia a valutare la possibilità di aprirne uno).

Se vuoi iniziare a vedere un servizio di consulenza online a chi non ti conosce, puoi creare articoli del blog dove offri piccole pillole delle tue conoscenze gratuitamente, da condividere successivamente sui social (potresti iniziare con facebook e linkedin).

In una fase più avanzata, dove hai già rodato il servizio, potrai fare pubblicità online portando i tuoi potenziali clienti a leggere i tuoi contenuti gratuiti oppure a scaricare qualche e-book/guida gratis.

Guadagnarsi la fiducia di chi entra in contatto con te donando conoscenza gratuita è il modo migliore per vendere la tua consulenza online.

È arrivato il momento di affrontare l’ultima domanda: ma quali servizi vendere online?

Vendere consulenze in diversi settori: quali servizi vendere online?

I settori che stanno investendo maggiormente nelle consulenze online sono diversi e numerosi. Ecco qualche esempio:

  • Psicologia. Le consulenze online psicologiche sono sempre più richieste come primo step verso un percorso di consulenza più approfondito.
  • Campo legale. È forse il settore attualmente più richiesto (ti basta provare a digitale su google “consulenze online avvocato”). Se lavori in campo legale, devi seriamente prendere in considerazione l’idea di inserirti nel mondo delle consulenze online.
  • Consulenze online commercialisti. Gratuite o a pagamento, sempre più commercialisti hanno deciso di erogare parte dei loro servizi in consulenze online (specialmente come mezzo per farsi conoscere)
  • Consulenze online in campo medico. Anche questo è un settore in espansione, alcuni esempi possono essere consulenze online per l’alimentazione e problemi ormonali. Molto richiesti sono anche i servizi di consulenza online dentaria: parecchi studi sfruttano le consulenze online per rispondere a richieste riguardo impianti e protesi dentarie.
  • Consulenza online in campo web marketing e comunicazione. Le consulenze online sono ottime se offri o come azienda o come freelance servizi di advertising, costruzione siti, grafica sul web, comunicazione online, branding aziendale, personal branding e molto altro.

Fare consulenza online vuol dire vivere lo smart working: ottimizzare il tempo, guadagnare serenità, dedicarsi più facilmente alla famiglia e al proprio tempo libero. È uno stile di lavoro ottimo sia per ottimizzare i processi aziendali, sia per freelance e liberi professionisti che vogliono distinguersi e devono ottimizzare al meglio il tempo, sia per le madri che portano avanti un’attività e una famiglia.

Se stai pensando di fare consulenza online ma non sai da dove partire e non sai se fa per te, guarda il nostro corso Consulenze con Skype!

Finalmente il 22 maggio 2017 lo Smart Working è stato regolamentato. L’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano ha osservato che solo nell’ultimo anno il lavoro senza muri è aumentato del 60%. Non solo: come puoi vedere in questo articolo, il lavoratore smart produce il 15% in più rispetto ad un lavoratore tradizionale.

mamma smart

I vantaggi per te

Questi sono dati interessanti per chiunque voglia intraprendere il lavoro agile, tanto più se sei moglie e madre. Uno dei vantaggi dello Smart Working è riuscire a conciliare meglio il lavoro e gli impegni familiari. Questo grazie alla sua grandiosa flessibilità. Infatti, non avere orari prestabiliti durante il giorno ti permette di portare tuo figlio a scuola, andarlo a riprendere, portarlo a fare sport, poi accompagnarlo da un amico e poi di nuovo andarlo a prendere. Puoi fissare anche degli appuntamenti con gli insegnanti senza che questo comprometta il tuo lavoro. E, perchè no, puoi anche ritagliarti uno spazio per un caffè con le amiche.

Gli impegni di una madre sono infiniti e il lavoro flessibile non può fare altro che giovarti. Questi sono solo alcuni degli esempi su come lo Smart Working potrebbe migliorare la tua vita.

Un solo ostacolo

Senza dubbio è una prospettiva allettante. Esiste però un ostacolo che impedisce alle madri di diventare smart. Sono molte le donne che pensano che lavorare da casa può distrarle dagli obiettivi professionali. Ma per fare in modo che lo Smart Working funzioni, è necessario uscire da questa mentalità!

Il segreto è abituarsi

Il rimedio è solo uno: l’organizzazione. Ci sono molte tecniche per evitare di inciampare nelle distrazioni che il lavoro da remoto può comportare.

Ma intanto, eccoti alcuni consigli per iniziare al meglio il tuo personale lavoro smart.

Liz O’Donnell in questo articolo ci racconta quali sono le buone abitudini che accomunano le mamme smart e il loro lavoro. Le ho lette e questi sono i punti che ho trovato più interessanti.

  1. Se hai bisogno di qualcosa, chiedi aiuto.
    Le persone non sono telepatiche: se hai bisogno di un aiuto per la casa, con i bimbi o altro, chiedilo e non farti problemi. Amici e familiari saranno ben lieti di aiutarti. Una volta che hai chiesto aiuto e hai delegato alcune faccende, non impuntarti su come queste vadano fatte. L’importante è che vengano portate a termine.
  2. Impara a delegare e ad affidarti ad altri.
    Cerca di automatizzare il tuo lavoro nel migliore dei modi. Cerca, ad esempio, quali tool potrebbero semplificare la tua attività lavorativa. Ma, ancora più importante, impara a non trascurare la tua famiglia. Se rimani indietro con le faccende domestiche o non hai tempo per fare la spesa, commissiona i lavori a qualcun altro.
  3. Impara a negoziare.
    La negoziazione è una grande abilità, ma anche una difficile abitudine da prendere. Impara a negoziare sulle piccole cose e poi occupati delle cose più grandi. Solo così potrai scendere a compromessi vantaggiosi e preziosi per te e per il tuo tempo.
  4. Divertiti!
    Non dividerti solo fra casa e lavoro. I tuoi svaghi e i tuoi hobby sono importanti per concederti di rilassarti e di svagarti. Concediti sempre del tempo per occuparti di te!

 

 

Sei interessata allo Smart Working ma non sai come organizzare il tuo lavoro? Clicca sul pulsante e guarda la registrazione del nostro webinar Smart Working Facile dal nostro Canale Youtube!

 

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