Rebranding: cos’è, come e perché farlo

Qualche settimana fa, se ricordi, ti avevo indicato cosa significa fare rebranding e perché farlo, dandoti alcuni piccoli consigli nel caso in cui tu abbia esigenza e voglia di riorganizzare il branding per la tua azienda.

Se non hai letto l’articolo ti invito a leggerlo qui, perché, come promesso, adesso ti voglio raccontare alcuni case study eclatanti di rebranding che hanno coinvolto noti marchi, in modo da suscitare alcuni riflessione e curiosità.

Abbiamo detto che il branding è un po’ l’arte di legare il consumatore ad un’emozione, e questo lo si ottiene facendo si che il consumatore si identifichi con il marchio che sta acquistando.

Quando si fa rebranding si corre il rischio di generare confusione e smarrimento nei confronti del proprio target; il rebranding invece dev’essere vissuto dall’azienda (e comunicato all’esterno) come un’opportunità sia per mantenere vivo il rapporto con i clienti fidelizzati, che stringere relazioni con persone nuove.

Vediamo alcuni fra i più noti rebranding di successo che sono perfettamente riusciti in questo intento.

Rebranding: case study esemplari

  1. AirBed and Breakfast

Un brand che ha deciso di abbreviare il proprio nome, renderlo più immediato, passando attraverso una serie di step differenti e graduali, ma cambiando anche il proprio modo di comunicare. Ecco, infatti, come nel 2014 AirBnb cambia logo e lo introduce con un video che ha generato milioni di conversioni, rendendo questo cambiamento memorabile.

Guarda il loro video di presentazione.

  1. Datsun

È l’azienda automobilistica che conosciamo come Nissan. Il nome originario era un acronimo dei fondatori, insieme alla parola SUN “sol levante”. Nissan è invece l’acronimo della holding di cui l’azienda faceva parte “Nihon Sangyo”.

La campagna si chiamò “The name is Nissan” e lanciò al mondo il nuovo nome, mantenendo intatto l’iconica grafica che richiama la bandiera del Giappone.

  1. FedEx

Questo  è un tipico esempio di quando il brand asseconda il consumatore. Il nome originario era Federal Express, abbreviato, appunto, dai consumatori, in FedEx. Nel 1994 venne, quindi, modificato anche il logo, ed i colori, con la “famosa” freccia, in negativo, all’interno delle sue lettere.

Rebranding: non solo grafica

Fare rebranding, per quanto spesso sia strettamente legato a tutto l’aspetto visual di un’azienda, non significa, però, solamente cambiare la grafica e il logo aziendale.

Qualche esempio? eccoti servito.

  1. Mc Donald

La compagnia nasce nel 1940 e la famosa “M” resta praticamente invariata lungo tutta la sua storia.

Il marchio, nel tempo, è stato soggetto a vari aggiornamenti senza mai però stravolgere il design originale. La cosa più grande che possiamo imparare dal marchio riguarda, infatti, il riposizionamento. Sulla scia della crescente obesità infantile, la catena statunitense ha spostato la propria attenzione dal marketing per bambini (Happy Meal) ai giovani professionisti più attenti a temi come l’ecologia ed il cibo salutare.

I caratteristici archi dorati restano ma lo sfondo del rosso brillante viene sostituito da un verde muschio intenso, che rappresenta meglio la nuova filosofia aziendale.

  1. Enel

Nel 2016 la società decide di trasformare la propria visual identity, prima di tutto con un logo colorato e moderno che rappresenta un flusso luminoso in movimento.

Questa scelta è dettata dalla necessità di comunicare una nuova visione del futuro più innovativa e aperta a nuove opportunità, prima fra tutte il digitale.

La nuova filosofia che chiameranno “Open Power”, si comunica come più aperta ad andare incontro e avvicinarsi alle persone, ai partner e ai nuovi utilizzi del digitale.

 

Rebranding: come farlo e quanto cambiare

Un cambiamento, lo abbiamo detto molte volte, non avviene all’improvviso, ma ci sono “segnali” che le aziende devono percepire per attuare questo percorso.

L’azienda dovrebbe porsi sempre la domanda: “quanto voglio cambiare?”.

Il rebranding non è solo una necessità, ma comporta una scelta di strategia, ricerche di mercato, studi approfonditi dei competitors ed è per questo che è necessario affidarsi a chi possa affiancarti in questo percorso. Perché il brand va ristrutturato tramite un nuovo modo di comunicare e presentarsi all’esterno: questo non può avvenire senza il coinvolgimento proprio di quel “digitale” che Enel ritenne indispensabile nel suo cambiamento.

 

Spero di avere arricchito un po’ di più la panoramica aperta con il mio primo articolo sull’argomento. E se hai voglia di approfondirlo, indicaci pure nei commenti di cosa vorresti parlassimo in maniera specifica o contattaci per una consulenza gratuita.

Perché, come ti ho già detto nella prima parte di questo viaggio nel mondo del branding, il primo passo è ricordarsi che qualsiasi azione di rebranding parte e passa dalla comunicazione: per comunicare in un modo nuovo, o rinnovato, è indispensabile attivare una strategia ben precisa, con un piano editoriale dettagliato, che coinvolga comunicazione interna ed esterna, il marketing, la sfera digitale, il target di riferimento.

Il webinar, come strumento principe di interazione live bidirezionale, può aiutarti anche a fare benchmark ed ottenere dal tuo target tutti i feedback, indispensabili per organizzare efficacemente il tuo processo di branding/rebranding.

 

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Psicologa e Key Account Manager per WebinarPro, appassionata di formazione e di comunicazione digitale. Sono una creativa. Coltivo e nutro molti interessi senza sosta, perchè per me la vera innovazione è rappresentare se stessi tramite infinite e variegate forme espressive. Amo e divoro: cultura giapponese, musica, libri.
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